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UNO DUE E TRE

Fiamma gli scrisse una lettera perché non poteva inviargli messaggi, avrebbe potuto chiamarlo, certo, aveva molti minuti. Minuti che avrebbe speso con lui, virtualmente, fisicamente, totalmente, ma Fiamma aveva paura, aveva paura che la respingesse, tremava all’idea che non rispondesse, e comprendeva anche questo suo tenerla a distanza.

Fiamma gli scrisse, perché aveva tante lettere e parole. Lettere e parole che si inseguivano le une con le altre, ed erano tante, tutte che spingevano nella sua mente e che facevano a gara ad uscire, frasi confuse, frasi ammassate, che qui, in questo luogo franco, bianco e infinito, si legavano fino a rendersi comprensibili, prima a lei stessa e poi a lui. Ventiquattro ore, dove lui e Venezia le avevano preso il cuore, il suo cuore che era un organo di fuoco, che gli sussurrò qualcosa a bassa voce quasi bisbigliando.

La stazione era gremita di gente, gente anonima, gente comune che in un vortice di fretta e velocità la percorrevano tutta, in modo disconnesso e agitato. Fiamma era catturata dalla velocità, una sensazione coinvolgente, ancora di più , perché Fiamma sapeva che in quella stazione avrebbe incontrato lui. Il Conte. Il Conte era il vento ed era il sole, era il calore ed era il freddo. Il Conte era un suo amico, o qualcosa di più. Capire quel di più, era una cosa difficile! Ma Fiamma cercava di definirlo, affannosamente nella sua mente, in quel luogo febbrile, dove orari, arrivi e partenze si intrecciavano in un moto perpetuo.

Fiamma scrive adesso, in modo concitato e febbrile, come la gente di quella stazione. Scrive per immaginarlo. Scrive, tutto quello che si erano detti, che avevano fatto, che avevano sentito, che avevano respirato. Scrive, per far tacere il suo cuore, organo di fuoco, che è caldo e lo reclamava ad ogni suo battito. Scrive, per non dimenticarlo e per imprimerlo nella memoria. Il Conte e Venezia, Venezia e il Conte. Lo aspettava. Lo vide da lontano. Era troppo il desiderio di correre e di abbracciarlo, incontenibile la voglia di baciarlo. Ma aveva paura, Fiamma aveva paura a lasciarsi andare, aveva paura a volergli bene. Il Conte, aveva sempre ventiquattro anni, era ancora uno studente, aveva un rapporto edipico con la madre. Fiamma chi era? Una donna che ormai aveva perduto i suoi punti cardinali, una donna senza bussola.

Fiamma era attanagliata ad un uomo che forse non amava più, ma del quale non poteva fare a meno, era avvinghiata ai figli piccoli, troppo piccoli, che ogni santo giorno, in coro, le gridavano che stava sbagliando, che li trascurava, che doveva fare solo la mamma, solo la mamma. Questa donna non aveva le palle di mandare tutto all’aria, di fottersene della micidiale monotonia, e delle responsabilità. Forse non riusciva più ad accettare in silenzio i suoi tradimenti, la sua vita a sé, i suoi silenzi.

La routine, crea uno strano meccanismo di dipendenza, Fiamma a volte ne aveva bisogno, ed altre volte poteva farne tranquillamente a meno, ed è quando vengono a mancare gli stessi gesti, le stesse movenze, le stesse giornate che arriva la parte più brutta, dove riconosci che hai fatto una cazzata, una cazzata, a mollare la tua vita standard! Ma questo Fiamma non l’avrebbe mai potuto sapere, se non dava al tutto, un margine di rischio. Il rischio è una parola, una condizione, è anche un sentimento, la stordisce, la attira come una calamita, riusciva ora, a sentire il battito che le si faceva sempre più accelerato quando lo nominava. Rischio. Fiamma, rischia.

Fiamma lo saluta con due timidi baci, conteneva la voglia matta che aveva di stringerlo a lei e di non lasciarlo andare più, perché sì, la vita è breve, e il tempo è poco e frana sotto i piedi da un momento all’altro. Lo baciò su un occhio, sentì la palpebra mobile e un’infinita dolcezza nell’animo.

Fiamma adesso, urlava di calore per lui.
Attraversarono la piazza, quella dei colombi, del leone e dei Dogi, di corsa, come due adolescenti, evitando di stare troppo attaccati. Volevano ritardare quel momento, volevano assaporarsi lentamente, gustarsi, accarezzarsi senza fretta. Respirando la loro pelle, insieme.
E adesso Fiamma si mette a scrivere. Dopo essere tornata è strana, sconvolta e stanca. Strana perché doveva ritornare per forza di cose alla sua vita normale, perché doveva mettersi in macchina come un automa, e fare da tassista ai figli. Invidiava la loro spensieratezza.

Detestava il suo essersi immolata per loro e per il marito, la assalirono pensieri strani e malsani. Li ignorò e tiro dritta nel parcheggio della scuola, tra mamme disperate, vestite male e con troppo trucco messo su.
Sconvolta. Perché tutto ciò aveva il sapore di un grosso errore, e di una vita che non aveva scelto, che si era stata trasformata in una busta di plastica attaccata al viso. La perseguitavano frasi come: “la vita che avresti voluto avere”, “non bastava una vita” e “wish you were here”.

Era dissociata. Quando trascorreva del tempo con lui, il cervello le si annebbiava e le parole erano messe alla rinfusa nella sua mente e si confondevano con tante persone, e tante voci che le urlano contro e che le mettevano paura.
Stanca, perché la loro storia le lasciava una scia di spossatezza mai provata prima. Contava le ore, quando ci sarebbe stato il prossimo treno, contava i minuti che poteva toccare con le dita, contava i secondi, passeggeri e ingannatori. Vedeva lui, davanti ai suoi occhi, e ripeteva a lei stessa che voleva più tempo, più ore, più minuti e più secondi.

Dopo tre giorni, si sentiva come se fosse tornata da un lungo viaggio, un viaggio di passione, di carne, di umori, di lussuria e di amore. Un profumo, il suo che, furtivamente, spruzzò su di un batuffolo d’ovatta, per annusarlo, quando lui non ci sarebbe stato. Un profumo che, aspirava intensamente per farselo arrivare ovunque, un profumo che dalle narici, andava al cuore e alle cosce. Acqua che bagna e profuma, nettare che alimenta il desiderio per lui. Desiderio intenso che non andava via, acqua sul suo corpo che non si asciugava, corpo bagnato di lui, linfa.

Come sempre lo aspettava al solito posto, in quella città sospesa ed eterea. Facevano i conoscenti, si salutavano timidamente, anelando il profondo attimo in cui si sarebbero avvinghiati e leccati. Che delizia ritardare quel momento, che estasi il suo pensiero! La casa del Conte aveva un sapore d’altri tempi, quella Aura di tradizione, di spazio sospeso e curatissimo. Un ultimo piano a Calle del Paradiso e scale settecentesche che la portavano proprio lì. Un lampadario di pendenti di cristallo all’ingresso che brillava; prismi riflettevano luce e gioia.

Fiamma si sentiva vitrea, desiderava essere tirata a lucido, proprio come quei calici riposti con cura nelle vetrinette, anche lei si sentiva trasparente, proprio come quando da piccola, si illudeva che l’acqua potesse passare attraverso i bicchieri e attraverso il palmo della mano, e che per ore lasciava scorrere giù. Voleva essere riempita della sua acqua. Il marmo di quella casa, il lungo corridoio e i parati le suggerirono una casa dove il passato regnava sovrano e il futuro era tenuto a debita distanza, sapore di storie passate e non raccontate più.

– Sai che non ci credo che sei qui? Oggi stavo spaccando il telefono a terra quando in biblioteca ho letto che non venivi più
– E pensare che volevo portare lo scherzo ad oltranza? Poi mi sono fermata, sentivo che mugolavi per il dispiacere
-Voglio farti mugolare in un altro modo lo sai?
– Piano piano, Conte. Vietato correre!
Conte, come lo chiamavano gli amici. Conte aveva i connotati più da amore cortese, che da titolo ottocentesco. Il Conte, le diede la sua stanza e la fece dormire nel suo letto, le fece usare la sua salle de bain, il suo dentifricio, e tutto ciò era intimo e privato, barriere trasparenti ora, erano tra loro, barriere visibili che trapassavano consapevolmente, ripetutamente e volutamente. Tende, che tiravano su ad ogni passo in quella casa dal sapore vissuto e di storie passate e non raccontate più.
Portò Fiamma a visitare un quartiere fatato, dove fate ed esserini si alternavano su fregi e portoni e che sembravano invitarla ad entrare.

Era un quartiere magico e il Conte le tenne la mano talmente forte quasi da non poterle permettere di liberarsi, quasi come se volesse costringerla a restare in quel mondo magico, da storia infinita, dove il nulla non esisteva e dove tutto era possibile.
Fiamma voleva che la tenesse così, voleva la sua presenza, viva, accanto a lei, voleva che non la lasciasse più.
Cosa significa imprimere qualcuno nella memoria. Ricordarne il profumo forse? Le carezze? L’odore della pelle? Cosa vuol dire dimenticare qualcuno? Eliminarlo? Trasformarlo? Fiamma amava ancora il marito, perché faceva parte della sua vita, perché senza di lui non si sentiva completa, perché era difficile separarsi da qualcuno con il quale hai condiviso tutto.

Fiamma questo lo sapeva bene. Perché Venezia allora? Perché il Conte? Fiamma era annoiata! Faceva le stesse cose tutti i santi giorni i compiti dei figli, la scuola, le camicie del marito; l’alienazione era la distruzione di tutto, e si sentiva come su di una barca alla deriva, dove prima o poi sapeva che le sarebbe venuta sete, e il mare era là, e Fiamma non poteva bere, perché altrimenti sarebbe diventata pazza, o almeno così le era parso di sentire in qualche vecchio film.

Ancora lui, in questa piazza grigia e umida, che le prende le guance e le dice che va tutto bene. Ancora lui, tra i piccioni messi all’ingrasso dai turisti, che le stringeva i fianchi e le diceva che era sua. Ancora lui, tra mille presentimenti, sensi di colpa e momenti off, che le diceva di voler fare subito l’amore, che le sussurrava all’orecchio con una voce roca e innaturale che gliela voleva leccare, fino a farla morire. Fiamma non poteva cedere anche questa volta, non poteva dargliela vinta!

-Conte, tu vuoi solo il mio corpo, mi escludi dal resto della tua vita, ed io, io non so fin dove posso reggere! Il fatto e che accetterei tutto ciò, anche in silenzio, pur di elemosinare un po’ del tuo cazzo
– Sei tu quella che mi esclude dalla sua vita, io non riesco a smettere di pensarti, di desiderarti tutti i giorni, sempre
-Sì, ma dopo? Alla Tonnara non puoi avvicinarti e sai che sono confinata lì per via dei miei figli, per colpa di mio marito e poi tua madre, ne vogliamo parlare? Non posso neanche telefonarti a casa che hai il terrore che possa sentirti
-Adesso siamo soli, a casa mia
Tra la folla di quella piazza sorniona le sbottonò il trench.
-Che bel vestitino corto
Si avvicinò ancora di più, sentii il suo alito caldo e profumato, la sua mano mi alzò la gonna.
-Ti avverto non porto le mutande
– Ma hai le autoreggenti, sento
Le sue dita, le sue dita ora erano dentro di me.
-Conte, il leone della piazza ci sta fissando arrabbiato, penso che a breve ci salterà addosso

Entrammo in un androne maestoso, vecchio, accogliente, sentimmo il rumore dell’acqua ovunque. Salimmo le scale, era difficile non toccarsi, io camminavo davanti.
-Hai il mio culo in faccia, ti rendi conto? La smetti di alzarmi il vestito?
-Fai poco la schizzinosa, a San Marco poco fa eri completamente bagnata! E le mie dita ti piacevano

Il Conte la fece poggiare sul portone di casa, un portone di legno nero. Le sbottonò di nuovo il trench, le prese i seni a piene mani, cominciò a succhiare i capezzoli, a bagnarli di saliva. Fiamma cercò la sua bocca, gli tirò i capelli per avvicinarlo alle labbra, si baciarono, e il loro bacio aveva un sapore di apocalisse, si baciarono come se dopo non avessero avuto altro tempo, si baciarono come se non avessero a disposizione un’altra volta, si baciarono per imprimersi in loro stessi. Il Conte le prese il viso, le strinse le labbra con le dita, con l’altra mano le tirò su il vestito, si inginocchiò, le aprì le gambe e così sull’uscio di casa, seminuda, iniziò a leccarla.
-Ti eri dimenticato che sapore avevo?
-Come potrei

Fiamma gli poggiò una gamba sulla spalla e la sua faccia ora, era immersa lì, si muoveva anche lei per cercare un ritmo, per sentirlo di più. Le mantenne il sedere, se la spingeva ancora di più sulle labbra, sentiva la lingua e le dita, insieme. I suoi capelli fra le sue dita.
– Che cos’hai in questa testa?
Gli chiese a bassa voce, con una voce che per il momento era fatta solo di eccitazione, una voce che non aveva ancora preso il binario del godimento.

viviennelanuit©

Non vedi?

Alessandro Varini

SESSANTA RINTOCCHI V parte

Tic tac e sessanta rintocchi e il tempo che scorreva lento, e Fiamma, su quel lettone anni cinquanta, che voleva non terminasse mai.Tic Tac.
Era seduta su Robi, accovacciata come per orinare, le mani afferravano le sue spalle possenti, il suo seno era umido della sua saliva, i capelli le cadevano sul viso, era Luca ora, che glieli scostava per vedere meglio mentre glielo succhiava. Robi le mordeva il collo, come in preda ad un raptus, la stacca da Luca prepotentemente, e le invade la bocca della sua lingua, lingua che adesso è nelle sue orecchie, mentre la sua bocca accoglie Luca, sempre più giù. Fiamma si stacca cambiano, ora il suo culo è di Luca.

Luca la prese per i fianchi, era bagnatissima, basta poco per lubrificarlo, si sente spezzata in due, le gambe le tremano, il respiro le si fa affannoso. Fiamma cerca di concentrarsi verso il godimento.
– Stai bene piccola?
Le chiese Robi, con gli occhi da lupo.
– Sì
– Sei bellissima, lo sai?
Robi glielo diceva in continuazione, quasi come una nenia, una dolce melodia che scorreva come il miele che colava sulle sue cosce. Cantilena palliativa ai suoi sensi di colpa.
– Piano Luca, per favore!

Fiamma intravide allo specchio Luca stare dietro di lei, irriconoscibile, sudato, preso dal suo culo e dall’ardore, Robi di cui baciava e succhiava il membro, e fiamma che cercava di conciliare il colpi di Luca, e gli umori di Robi. Tre attori, tre ricercatori, tre che stavano per raggiungere il traguardo, ognuno con il suo metodo, con il suo personalissimo modo di tagliarlo.

-Toccami il seno Luca, ti prego, non riesco a venire se non me lo tocchi
Fiamma lo supplicò in un’unica emissione di fiato.
Luca non si mosse, e subito Robi era sui suoi capezzoli. Fiamma chiese a Luca di fermarsi per un secondo e le adagiò il suo cazzo tra le natiche. E Luca ora era dietro e Robi era davanti a Fiamma. Una sensazione appagante, nuova, intensa, magica. Robi, si accorse della sua paura, del suo essersi “spinta oltre”, del fatto che Fiamma vedesse, ora, in quello specchio Sig. Giudizio additarla come una mignotta, del fatto che non si stesse concentrando sull’orgasmo, che si fosse irrigidita, che fosse pensierosa, catturata dalle ansie, dai sensi di colpa e dai dubbi. Fiamma era stata colta da un “blitz” del Sig. Giudizio!

– Ehi
Robi, con tutta la dolcezza di questo mondo, le prese il viso tra le mani mentre era dentro di lei.
– E’solo amore, NOI, stiamo facendo l’amore e tu sei fantastica, hai capito?

Luca, nel frattempo le baciava il collo, anche lui nella sua “freddezza” la tranquillizzava, e lei a poco a poco riprendeva la via del piacere. Il piacere, sì, rende egoisti, rende febbrili, impazienti. Perché? Perché annulla, perché moriamo e rinasciamo, perché lo inseguiamo in quei Campi Elisi perpetuamente beati. Siamo soli mentre veniamo, Fiamma vuole urlare, urlare i nomi di Robi e Luca, insieme, come insieme erano dentro di lei. Si aggrappò al collo di Robi, soffocando il suo grido di piacere e lussuria, di sesso e amore, di eccitazione e godimento puro, di perversione, di concupiscenza di tutto, di entrambi e del loro cazzo, avuto insieme.

Luca la lasciò baciandole lascivamente la schiena, si staccò quasi subito da lei facendola sussultare. Stronzo! Il rumore del rubinetto le fece capire che era già in bagno. Robi stava ancora con Fiamma e la coccolava dandole tanti piccoli baci su tutto il viso, dicendole ancora: quanto fossi bella, speciale, dolce, meravigliosa.
Luca si accese una sigaretta.

-Ti chiamo domani piccola.- Aprì la porta e andò via. Il frastuono entrò dal piano di sotto, il nuovo anno li chiamava. Fiamma e Robi abbracciati, sudati, imbarazzati, no, non erano innamorati, ma qualcosa di molto simile all’amore era successo quella notte, dalla quale Fiamma non si aspettava nulla di buono. Una dimostrazione di lei stessa, di donna, di amante.

Quella notte aveva accolto dentro di lei due uomini, due piaceri, due sensazioni, una forte e prepotente, l’altra dolce e immensa. Una ambigua e devastata, l’altra consapevole e sicura. Ma no, non era amore. Era voglia di sperimentare e mettersi alla prova. Conoscenza carnale delle infinite strade al Grand O.

viviennelanuit©

Può succedere…

Nan Goldin, Kenny nella sua stanza, New York City 1979.

CAMPEGGIO STORY

In estate si sa le cose vengono più facili e libere, al campeggio, poi, l’aria dei pini mediterranei, la brezza del mare, il suono delle cicale che creavano l’atmosfera, rendevano il sesso decisamente soddisfacente, le copulazioni erano facili e il tutto era gestito dalla bellezza esaltata dall’abbronzatura, dall’abbigliamento ridotto all’osso e da una dose di sicurezza maggiore rispetto all’inverno.
Credo ci sia una connessione tra tintarella e fiducia in sé, o tanto meno tra indossare un bikini striminzito e un maglione a collo alto, ho sempre pensato che le nudità influiscano positivamente sull’ autostima delle persone, ecco perché, andavo in giro sempre mezza nuda, con indosso un paio di pantaloncini, rigorosamente senza mutande e un top bianco a uncinetto, rigorosamente senza reggiseno che mi lasciava scoperto l’ombelico e che si annodava dietro al collo, lo avevo realizzato durante il coprifuoco pomeridiano, mentre fantasticavo su quando qualcuno me lo avrebbe strappato dalla carne a morsi e magari coi denti, non so!
In ogni modo, da più giorni, ero alla ricerca di una performance alla camporella, del resto, era proprio quel che mi ci voleva per farmi rilassare e scaricare lo stress, accumulato in un durissimo anno scolastico. Paolo, questo il suo nome, era un adolescente biondo e ben messo, frequentava il primo anno di ingegneria meccanica, era molto carino, anche se, per Fiamma il coup de foudre doveva ancora scoccare, come al solito! Perché Mr biondino, dodicesimo-posto-alla-Capri-Napoli, doveva avere qualcosa di mistico, da Guru, di Orientale per fargliela bagnare, come ad esempio: conoscere tutta la discografia dei Penguin Cafe Orchestra, vedere film di Kieślowski all’alba sorseggiando karkadè, ed essere candidato al premio di miglior leccatore dell’anno, lo ammetto era dura per qualsiasi cupido “navigato” scovarne uno così, ma forse, tutto sommato, quel premio era destinato a vincerlo!
Girovagavo senza meta, sotto il solleone della controra, accarezzata dal calore che filtrava tra gli aghi di pino, se ripenso a quel profumo di resina, ai capelli bagnati e profumati di balsamo al cocco, al costume fradicio che irritava Miss Pat dopo il mare, mi viene un tuffo al cuore. Il campeggio. Che luogo magnifico! Calderone di amplessi in solitaria, di gruppo, di indianate sulla spiaggia e di barbecue.
Tendo a sottolineare: di amplessi in solitaria. Il mio programma quotidiano, prevedeva una sveglia puntata sull’era Cenozoica, in genere non pranzavo, perché ero in modalità: da-grande-voglio-fare-la-top-model e preferivo andare all’edicola che aveva una selezione di libri niente male, perché mi trovavo nella fase dove la cultura rendeva liberi e che se eri a conoscenza di una quantità abnorme di informazioni, potevi sederti su di un trono, con tanto di pelliccia di ermellino e scettro tempestato di rubini, ridendo delle miserie del popolino e denigrando i mediocri: ero una stronza, in pratica!
Adoravo quella piccola libreria, era nelle prossimità di uno stagno e mi sentivo tanto Novalis, se non fosse stato per quegli adorabili bambini che facevano a gara a chi avesse lo striscio di piscia più lungo: maledetti stronzetti! Ricordo, ancora, di quando mi adagiavo sulle sue rive per veder spuntare le rane, fin quando non rimasi traumatizzata dal vederne decapitare una, per mano di quei bimbetti malefici!
-Niente mare oggi?
Stavo facendo colazione fuori la veranda, sorseggiando del caffèlatte, intorpidita e sudatissima per via della tenda.
-Volevo darti questo dizionarietto di tedesco, l’ho trovato come inserto ad una rivista
Aprii gli occhi ed alzai lo sguardo, ma riuscii solo a sentire la mia puzza!
-Un dizionarietto di tedesco?
Dovevo subito farmi una doccia.
– Ti piace? So che questo anno studierai tedesco
Perché non mi accompagni sotto la doccia, biondino? Così, ti parlo direttamente in tedesco, fiammingo, swahili e buttiamo questo dizionarietto nel cesso. Pensai tra veglia e sonno.
Era chiarissima la sua attrazione per me, anche se venirsene con il vocabolario di tedesco aveva “asciugato” qualsiasi presupposto.
-Andiamo al mare?
– No, oggi no
– Perché?
– Non posso
– Fa troppo caldo?
– Lascia perdere! Ok?
Gli uomini sono solo degli outsider dell’universo femminile.
– Ho capito, allora ti faccio compagnia
Non lo volevo tra i piedi, mi piaceva starmene per conto mio, con i libri, con le rane, con le mie dita, senza preoccuparmi se fossi vestita bene o pettinata bene, però mi piaceva tenerlo lì, un po’ al guinzaglio e lui intelligentemente mi dava carta bianca, dopotutto ero una diciassettenne, e una differenza di cinque anni, doveva pur significare qualcosa. Fare una bella impressione aveva costituito, per Fiamma, sempre una grandissima fatica e siccome era sempre stata una vanitosa e un’ inguaribile egocentrica, i capelli fuori posto potevano rappresentare davvero una fonte di ansia in sua presenza; ergo voleva toglierselo di torno! Anche se stava al sesto giorno di ciclo, ed era quasi tutto finito.
– Paolo, senti io devo andare al supermercato, ci vediamo un altro giorno
– Un altro giorno, addirittura? Ti accompagno, non puoi scappare, è un campeggio ti ricordo, comunque, stasera ci vieni in discoteca?
– Sì, va bene a che ora?
– Per le 23, ma ti passo a prendere prima, ho capito ti lascio da sola tutto il giorno, ma al calare del sole sei mia!
– Come una fiaba
A Fiamma non piacevano né Fiabe, né principi, le piacevano solo le rane ripensandoci!
– Sì, e tu sei la mia principessa
– Aridaje con la storia della principessa! Pensò.
Fiamma non aveva ancora un corteggiatore, in quella estate del 1999, e un po’ le piaceva l’idea, per sconfiggere la noia, Paolo, in quel momento rappresentava il miglior antidoto sulla piazza, le era andata di lusso! Si era sempre chiesta se avesse mai perso la testa per qualcuno, se avesse mai provato l’ebbrezza della perdita di coscienza. Era sempre stata rigida su questo versante, non voleva soffrire, ma non voleva neanche rimanere asciutta, la cantilena degli uomini bastardi, non innamorati, e che usavano le donne solo per il sesso, l’aveva sempre fatta ridere.
Fiamma rifletteva, pensava e pensava, che finora conosceva solo Mr O, raggiunto freneticamente, voracemente, di fretta tutto qui, le piaceva essere venerata come una Dea greca, cercata, desiderata, tutto qui, si invaghiva del più carino, ma sapeva di aver fatto solo il primo gradino della scala. Doveva approfondire.
Cosa c’era di tanto male e negativo nel sesso? Perché era sempre visto di malocchio, con sguardo arcigno e cupo, come se fosse stato da solo in un grande stanza circondato da tante facce disgustate che gli bisbigliavano contro crudeltà inaudite. Il sesso è un’arte e l’arte non è mai volgare, ogni volta, si svela il proprio corpo in un amplesso, ci si concede totalmente, si mette dedizione, cavolo! Non c’era sporcizia, se il tuo uomo è tra le tue gambe da mezz’ora, tu, non fargli mollare tutto, lasciati andare, anche se l’abbandono deve essere gestito da metodo e regole.
Esiste il tuo abbandono, con il quale comunichi con il tuo uomo, è una questione di antenne, di onde, di connessioni, spiegagli come deve continuare, quale punto deve premere con la lingua, e se non ci riesci, cazzo toccati tu fino a venire! Ci vuole metodo e dedizione. Punto. Il sesso è orgasmo. Esiste l’eccitazione, quella deliziosa sensazione di formicolio al basso ventre, i baci, le palpatine al culo, ma soprattutto esiste Lui: the big O, e, a meno che non ci siano delle complicanze, beh, l’Eldorado è proprio quello. Il sesso per Fiamma è Amore, è Amore per il proprio corpo, è Amore verso il corpo al quale si sta donando.
Amore, la più importante delle spezie da aggiungervi. Un Amore, però ancora proiettato su di sé, ancora concentrato su di sé, non ancora connesso completamente. Fiamma era in preda a voli pindarici e pensava: se vado a letto con lui, è perché sono bella, se voglio sentirmi bella devo andare a letto con lui , se non ho sentito nulla anche questa volta proverò con qualcun’altro, ma dopo mi sentirò ugualmente una merda. Quante donne pensavano questo, la stessa Fiamma rischiava la frustrazione a vita! Ma a diciassette anni aveva già le idee chiare, aveva una guida, la sua masturbazione, era stata la sua maestra, e forse qualche piccolo merito lo avevano avuto anche gli uomini straordinari (due!) con i quali era stata.
Straordinari non perché avessero un pacco di tutto rispetto o robe così, ma perché si mettevano in discussione, sperimentavano, sapevano prenderla in quel senso lì. E se tocchi il cervello ad una donna, lei mette le mani dappertutto, si sa! Paolo passò in tenda verso le 23 puntualissimo (ti pareva!). Fiamma stava ritornando dai bagni in minigonna di jeans, magliettina nera super attillata e con una di quelle collane a laccio che lambivano il collo, capelli lunghi fino al sedere, profumati di balsamo al cocco. Ricorda di avere avuto un trucco leggero, ma le labbra erano delineate da una matita e da un rossetto Rouge Chanel, si sentiva perfetta, quella sera, si sentiva che poteva fare qualsiasi cosa, perché la sua sicurezza arrivava a 100 e più
-Vieni con le infradito?
Ma cavolo, sono così carina e tu sei capace di dirmi se sto uscendo con le infradito? Biondino, così mi fai cadere le braccia! Pensò storcendo la bocca in un sorrisino acido.
– Ti dispiace passarmi la crema che sta sul tavolo? E mi passi i sandali? Stanno in tenda, all’ingresso, nella cesta.
– Ecco mia padrona
– Hey, non sbuffare che non vengo in discoteca con te. Paolo scoppiò in una grossa risata, l’avevo messo in imbarazzo. La notte a volte abbaglia di una luce accecante, le sere dell’adolescenza poi sembrano interminabili, ci si aspetta sempre che capiti qualcosa all’improvviso, come un’epifania in mezzo la strada, una divinità che improvvisamente si materializza dinnanzi, la paura che quella sera magari sia l’ultima della tua vita, la paura di fare la scelta sbagliata, l’amore che non conosci, il sesso che non sai usare, l’eccitazione che non sai riconoscere e sfruttare per avere orgasmi da sogno, il desiderio di essere voluta, idolatrata e lambita e di essere cercata. Ma non per Fiamma.
Fiamma era una ragazza forte, indipendente, soddisfatta di sé, e poco importava se gli altri recepivano questa cosa! Fiamma non brillava di luce riflessa, si alimentava da sola, emanava energia e calore, tutto per lei. E gli altri erano solo attratti, attratti da quel calore. Paolo era impaziente con quella espressione stampata sul viso del tipo: ti-ci-trascino-per-i-capelli-in-discoteca-se-non-ti.sbrighi.
Percorsero il lungo viale alberato, la notte umida gli bagnava la pelle, il profumo della resina così pungente, gli solleticava le narici, le tende abbassate, le luci soffuse delle roulotte, il mare, le cui onde che si protraevano nelle loro teste. Tutto ciò era semplicemente magico.
– Paolo mi fai male
Non riusciva a smettere di palparla, di toccarla, di pizzicarle i fianchi. Fiamma sapeva perfettamente come sarebbe andata a finire la serata e questo pensiero le lasciava un battito accelerato e una dolce umidità sulle mutandine. Era bello stare con le sue mani sui suoi fianchi, e camminare nella notte, al buio, e ad ogni passo compiuto illuminare un pochino la strada.
– Non posso resisterti
Paolo le stava dietro, le mordeva il collo, camminava su di lei, la spingeva, la annusava in modo animale. Una piccola insenatura li accolse, là, nella pineta.
-Appoggiati qui
– All’albero?
– Sì, qui
Improvvisamente si mise in ginocchio ai suoi piedi, le mani le sfioravano le gambe, ebbe un brivido, lui se ne accorse, le alzò velocemente la gonna, lo aiutò, si abbassò le mutandine gli portò la testa lì, tra le sue gambe, su quella rosa che sbocciava tra le sue labbra. Fiamma aveva le pupille dilatate, lo guardava esterrefatta, con occhi nuovi. Le sue mani erano sul suo sedere, la spingeva verso la sua bocca, sentiva la corteccia dell’albero graffiarle la schiena. Lo desiderava, lo voleva lì, sulla sua fica, voleva dirgli come leccarla, voleva dirgli come toccarla, ma era troppo irruente e non riusciva a guidarlo.
– Aspetta Paolo
– Come?
Si inumidì le dita di saliva, e le portò lì, impaziente, veloce.
-Medio e anulare, per favore.
Paolo in silenzio, obbedì.
– Che bello sentirti mentre ti bagni, mentre ti apri, mentre ti esploro
– Continua non ti fermare
Il suo bacino andava avanti, indietro, su e giù, aveva gli occhi chiusi, il cuore sembrava impazzito, doveva stringere le gambe, le irrigidì, per godere, si posizionò dritta, rigida, la sua lingua la cercava disperata, Fiamma voleva solo venire, indipendentemente da lui, da lei, dalla scena erotica a cui stava partecipando.
– Voglio leccare, voglio mangiare
– Stai zitto
Gli disse, mentre gli teneva i capelli
Fiamma non riusciva ad aprire gli occhi, la vista era annebbiata, le pulsazioni della sua fica continuavano facendo vibrare il suo corpo.
– Respira, piccolina
Fiamma gli sorrise di gratitudine, di estasi, di Amore? Paolo asciugò il suo piacere, le alzò le mutandine, le risistemò con cura la gonna,i capelli, col dito aggiustò le sbavature del rimmel. Ballarono tutta la notte, avvinghiati come non mai, non riuscivano a staccarsi, ad ogni tocco, Fiamma, aveva una scarica elettrica, una sensazione di calore continua.
Provò a strusciarsi sul suo ginocchio mentre danzavano, Paolo la incitava, sapeva che la eccitava l’idea che li potessero vedere.
– Caipiroska a fragola?
Mentre beveva, Paolo la guardava estasiato e con occhi di fuoco.
– Sai cosa vorrei farti bere in questo momento?
La prese per mano e la portò via, via dal frastuono, via dalla musica, via dalla folla.
– Qui, ci sono i bagni
– Lo so
Le accarezzava i capelli, il viso, le labbra.
– Hai un viso dolcissimo, delle labbra morbidissime…
Fiamma gli sbottonò i jeans, non lo riconosceva, del resto, lui aveva fatto lo stesso a lei contro l’albero, e benché fosse molto meno romantico, decise di fargli il miglior sesso orale che (non) avesse mai fatto! Sistemati i jeans fino alle caviglie, risalì con le mani palpano gambe dal basso, i suoi peli le solleticavano i palmi, le sue gambe erano muscolose, tese, innervate di desiderio, arrivò ai boxer, bianchi, aderenti, il suo cazzo era già gonfio, pronto per lei, glielo tirò fuori, ma lo lasciò stare, per il momento, e fece attenzione a non toccarlo. Fiamma voleva concentrarsi su quello che c’era alla base. Si avvicinò, gli fece percepire il suo respiro e appoggiò lentamente le labbra, iniziò a baciarle, gli mostrò la lingua, gliela fece vedere di proposito.
– Guardami
E leccò, aspirò, baciò. Fiamma sentì la sua tensione, Paolo le radunò piano i capelli, dolcemente glielo mise in bocca, sentì il calore e lanciò un gemito.
Fiamma lo guardò di nascosto, aveva gli occhi chiusi, concentrato, rapito dal piacere, glielo prese in mano.
– Sto per venire, piccola mia, dove devo venire?
Fiamma andò più veloce, succhiò e andò su e giù con la mano, un improvviso getto di calore invase la sua bocca, e il suo viso. Paolo la fece rialzare velocemente e le leccò il viso, la baciò, assaggiò il suo sapore dalla sua bocca e mentre Fiamma ingoiava la tenne per le guance.

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A woman left lonely

Maurizio Barraco, Omaggio a Jesse Franco, regista B movie.

SOLO UN PO’

C’è sempre una festa alla base di tutto. La perdita di orientamento quando si entra in un locale e guidi tu la fila avete presente? Quella sensazione di dirigersi verso un precipizio. Lo stordimento di quando si tenta di parlare all’orecchio di qualcuno quando la musica è “a palla” o quella di urlare da una montagna, senza che nessuno riesca mai a sentirti. Riconoscere i propri limiti e superarli, andare oltre i colori leciti, rischiare senza aver timore di rendersi ridicole. Frasi fatte, cose dette e mai attuate, sensazioni sospese, che ti lasciano l’amaro in bocca.

Vietato lasciare l’amaro in bocca, soprattutto ad una donna! C’è sempre una festa alla base di tutto, l’energia che si sprigiona quando si è allegri, la convivialità, il cicchetto di troppo, il buon vinello, la musica e le risate dovute. Che fossero tutte strumentalizzazioni occulte? Fiamma farfugliava pensieri sconnessi in quel pub, davanti un piatto di salamini, e davanti ai suoi trent’anni e più.

Si chiedeva se fosse mai esistito, un fine ultimo nel sesso, così, come ad una festa. Dopotutto una festa è una cosa inutile pensava. Le vennero in mente, irrompendo quasi di forza, dei pomeriggi trascorsi a casa della sua amica Carola. Lì, tra quelle mura capitava sempre qualcosa di insolito, quando varcava la porta, si ritrovava catapultata in un torpore diffuso e ovattato, i maligni avrebbero bisbigliato da festa stupefacente, beh, nulla di più vero, sicuramente fluttuava in atmosfere quasi oniriche, come quando era preda di un Orfeo generoso che le faceva dono dei sogni più dolci e delle fantasie più audaci. Un bordello direste voi? Con toni meno grezzi, sì! Capitava di tutto, e sempre in occasione di qualche festa totalmente inutile e civettuola.

A diciassette anni hai un coraggio da leone, ma, piuttosto, sei come “Daniele nella fossa dei leoni” accerchiata, sorvegliata speciale dal non fare passi falsi, se poi avevi avuto la fortuna di sperimentare i primi ardori di trovarti nella condizione ideale di poter fare qualsiasi cosa, rispettando quella esaltante espressione che: “da giovani si è immortali” eri nel ventre della vacca! No, cazzo, non avevo paura di mettermi il collirio negli occhi, o di ingoiare una pillola, non avevo paura di bussare alla porta di qualcuno che temevo, i miei occhi erano spalancati, e la pillola la ingoiavo di colpo e sapevo cosa dire a quello che stava al di là della porta. L’amichetto di adesso, le chiese perché stesse ridendo, pizzicandole la mano, lei continuò a mangiare il suo piatto di salamini piccanti.

Le venne in mente, Fiamma, giovane donna, consapevole delle sue scelte, sicura di sé, dei propri gusti, dei propri piaceri, che non cercava conferme da nessun uomo, che si sentiva bella, femmina e provocante. Pericolosissima.

-Ci vediamo oggi pomeriggio alle tre, portate chimica giusto per far vedere

Le scrisse Carola con un secco sms. Valentina l’aspettava puntuale, era la sua migliore amica, aveva condiviso compiti, interrogazioni, lacrime, tutti i pomeriggi o quasi di quegli anni molli, lenti e infiniti. Aveva condiviso anche Luca con lei! Carola abitava alla fine di una strada di campagna, una strada costiera immersa nel verde di pini mediterranei, edere e ortensie, in una villa dal gusto decadente con un panorama mozzafiato. Fiamma si ricorda di come, a quel tempo, associasse strade e case ai romanzi che aveva letto, ebbene, casa di Carola aveva quel sapore tardo ottocentesco da Marchese di Roccaverdina. Una aura naturalistica alterata ad una vegetazione insana e pesticida, groviglio di peccaminosi incontri con fattori di basso rango e contadinelle disinibite e senza mutande!

-Ci vediamo un film?

Carola, adolescente disadattata e completamente outsider, era una ragazza fuori dagli schemi, fuori da qualsiasi convenzione o struttura. Per Fiamma era la follia fatta donna. Fiamma l’adorava, già a quella età aveva un carisma ed una sagacia degne di una over quaranta, ma soprattutto quello che le piaceva di lei era lo spiccato femminismo, l’appoggiare sempre la causa femminile, il non tradire mai lei o Valentina per beneficiarsi della compagnia di un uomo. Il film in questione era un film erotico di tale Aristide Massacesi. Carola lo aveva sgraffignato al fratello trentenne, (del quale Fiamma era segretamente innamorata, tanto per cambiare) lo videro in camera sua.

L’eccitazione era altissima, l’idea che di lì a poco sarebbe venuta sul suo letto le provocava un brivido. Fiamma ricorda ancora di quando, Manolo, si tuffò in piscina per recuperarle un anello cadutole sul fondo e di come estasiata lo guardasse con occhi da Lolita. Ah, se solo le avesse fatto un qualsiasi ed impercettibile, cenno di adesione, Fiamma gli avrebbe dato tutta se stessa all’istante! Ma purtroppo per lei, non accadde nulla! L’amaro in bocca, insieme all’asciutto bagnato della piscina!

Fiamma sul letto, Valentina su una sedia a dondolo e Carola a terra sul tappeto. Che amplessi favolosi quel pomeriggio di fine anno scolastico. Il film era ambientato in campagna, una scenografia che intrigava Fiamma, quel vedo non vedo, il coito penetrato scostando le mutandine, un fienile, l’essere presa con sorpresa, immagini visualizzate e subito tradotte in piacere. I loro pomeriggi qualche volta trascorrevano così, nessuno sapeva di quello che facevano, il mondo era chiuso fuori la porta, in quel giardino fatato di Carola, solo folletti ed innocui esserini fiabeschi!

– Stasera vengono anche Omar e Toni, faccio venire anche Luca?
– Carola sai come la penso, Luca è deleterio per il mio sistema nervoso
– Sì, come vuoi tu, ma non voglio che resti sola, ci mangiamo una pizza e poi già sai!
– Poi cosa mi resta Carola? Un pugno di mosche in mano!
– Prendila così, sicuramente, qualcosa di più ti resterà in mano! Ma non ho dubbi sulla tua perseveranza! E poi è lo stesso per me, cioè Toni, mi fa star bene, ma è un passatempo, un delizioso giochino, un sollazzo pomeridiano, un sex toy! E poi, si era detto fin dal principio: se si gode, niente rimorsi! Perché Luca ti fa godere e questo l’ho visto con i miei occhi, quindi zitta e non rompere.

Atmosfere bucoliche riecheggiavano sulla sua pelle, paesaggi silvani rinfrescavano il piacere che sentiva salire, echi D’Annunziani si facevano largo prepotentemente, trascinandola in quel trou di godimento, che le sue dita sollecitavano, sempre più velocemente. Indice e medio che si alternavano freneticamente, pollice e indice che le strizzavano i capezzoli, gambe tese, piedi ripiegati. Risoluzione.

– Andiamo a comprare il beveraggio
Carola si portò le dita alla bocca asciugandosele
-Tu farai una brutta fine, Carola, ogni giorno che passa ne sono sempre più convinta
-Come sei pessimista, qualsiasi fine farò voglio che mi accompagni tu, promettimelo
-Sì, ti accompagno io, adesso ricomponiamoci, che il supermercato chiude, sennò

Fiamma non aveva nessuna voglia di vedere Luca, ne tanto meno di spassarsela con lui. L’ultimo loro incontro risaliva a due settimane prima, era stato uno stronzo, come al solito, per intenderci, Luca la faceva godere, godere come nessun altro, e Fiamma era lucida nelle sue conclusioni verso di lui, ma se stasera da Carola avessero scopato, dopo sarebbe stata male per altre due settimane. Luca non era l’uomo per lei, però la prendeva in un modo, e il suo profumo addosso, Fiamma, non riusciva a lavarlo via.

– Non posso farlo, Luca non insistere
-Sai che mi fai morire quando hai…
-A me non va, mi fa male
-Ma se ti faccio urlare il triplo
-Ho bisogno di te, ho bisogno di sentire quel calore che è ancora più intenso, ho bisogno di averti in tutti i modi
Ebbene sì, anche in quel modo; stavano insieme anche quando c’era il divieto rosso!
Che cos’è un ossessione? L’ossessione è una cosa che Fiamma non augura a nessuno, neanche al più acerrimo dei nemici, ma non era la morte quella? La gola le si stringe, non riesce a respirare, ha un groppo che non si districa, non riesce a trovare pace, forse la morte sarebbe una liberazione, e Fiamma l’aveva provata in più di un occasione, l’ossessione, non la morte! Al sonno eterno aveva dato forfait a più di un appuntamento.

Fiamma riusciva a provare piacere solo con un uomo. Un uomo che non era il suo, che non frequentava mai, eccetto che per scopare, un uomo che la faceva raggiungere le estremità più impervie del piacere, un uomo che era anche la sua prigione e la sua condanna a morte. Fiamma era segregata in una Rocca di San Leo, ma a differenza del furbo Cagliostro era priva del potere dell’invisibilità e camminava in cerchio in quella stanza, sentiva il bisogno di toccarsi, ma voleva le sue dita, cercava disperatamente il suo umore, ma non lo trovava, e quel profumo, Roma Uomo.

Un pomeriggio di rota altissima, fece il giro di tutte le profumerie, fin quando finalmente lo trovò, e come in crisi di astinenza, si chiuse a chiave nella sua stanzetta, scartò la confezione con cura, assicurandosi di non essere vista e, come il più prezioso degli elisir, se lo spruzzò addosso ed ebbe così, uno degli orgasmi più forti, senza aver bisogno di lui –

– Dove sei?
-Sto ancora allo studio
-Io non ce la faccio, ho speso più di cinquanta euro solo per sentirti
-Stai ricominciando a dare i numeri?
-Luca io ti voglio troppo, non riesco ad acquietarmi, mi sono toccata tre volte e solo dopo che ho comprato il tuo profumo, perché mi lasci sola?
-Ma ti rendi conto che non possiamo passare tutto il giorno a scopare?
-Perché no?
-Perché, non reggo i tuoi ritmi
-Non depone a tuo favore questo, lo sai? E poi, dillo a quella secca biondina coi denti storti, che hai al tuo fianco, quanto ne hai abbastanza, sei volte di “abbastanza” mi hai dato l’altra sera
-Basta, devo andare
-Aspetta, scusami, scusa davvero, non volevo, sai che non sono gelosa, ma lei ti ha lì, tutto per sé ed io devo elemosinare e raccogliere le briciole
-Ma perché, perché voglio fare l’amore con te, ore, minuti e quarti d’ora? Perché mi concedo a te in modo pieno, appagante e totalizzante? Perché sono una femmina che vuole pulsare, mica come quella frigida che hai per fidanzata! Che rimane paralizzata a letto o aspetta che la tocchi, perché non ha ancora passato la fase dell’adolescenza?

-Sei tu l’adolescente, ti ricordo
-Sono colpevole, lo so, sono colpevole di vivere e di ribollire d’amore
Erano le undici passate, mi ero appisolata sul divano, la casa era deserta, i miei erano fuori e potevo fare quello che volevo, avevo bevuto un pochino e la stanzetta murata mi girava intorno, girava tutto, ma scattai subito dal divano e mi precipitai alla porta, era lui, era Luca. Presi le chiavi, tolsi le mandate, strattonai il chiavistello, Luca era lì, con un mazzo di orchidee in mano.
-Mi hai fatto avere un erezione, mentre stavo a telefono con te lo sai?

-Non devi parlare quando siamo lontani, non riesco a gestirlo, è così da quando ho attaccato, dalle quattro di oggi pomeriggio.

Luca le afferrò la mano per farglielo sentire, ma Fiamma già stava su di lui e si inginocchiò al suo cospetto, quasi venerandolo, quasi ringraziandolo, per essere lì, soccorso in suo aiuto, a lenire il suo dolore. Luca stava ancora lì, tra le porte dell’ascensore, non gli aveva dato un minuto, gli abbassò i pantaloni, Luca si mantenne, le orchidee le caddero sul viso, quasi omaggiandola di tanto ardore, fin quando la sua bocca non lasciò nessuna traccia. Con cura, Fiamma gli sistemò i boxer, raccolse qualche orchidea da terra e se la fissò ai capelli.
Luca, prese la sua faccia, le strinse le guance.

-Hai il mio sapore in bocca, lo sai?

La prese in braccio, la portò in casa, chiuse la porta. Fiamma era in estasi, estasi perché era venuto a cercarla di nuovo, estasi, perché glielo aveva dato ancora una volta, estasi perché lui era il più potente degli oppiacei e non poteva farne a meno. Questo aveva raccontato a Carola, ecco perché, voleva restare da sola, senza di lui, in quella solitudine che a volte la faceva stare bene e altre volte la avvinghiava in una morsa stretta e la lasciava senza respiro.

Fiamma si era interrogata più volte sul fine ultimo della loro relazione, e la parola magica era il sesso. Il sesso fatto a tutte le ore, in tutte le condizioni (mie per lo più), il sesso fatto come se non ci fosse un domani, come se l’Apocalisse venisse a trascinarli in un black hole infinito. Alla fine dei conti, Fiamma sapeva ben poco di lui, era più grande di lei, per fidanzata aveva una secca biondina coi denti storti, i genitori divorziati e forse gli piacevano anche gli uomini. Non conosceva altro, o meglio non voleva conoscere la sua quotidianità, la sua routine, non voleva che le raccontasse le sue paure, ansie e aspettative per il futuro ecc., voleva solo che la scopasse, come lui sapeva fare, in quel modo stop and go che rallentava il suo orgasmo, e che la obbligava a non controllarlo più.

A Luca, avrebbe voluto dire tante cose, ma Fiamma aveva comunicato con lui, attraverso il suo corpo, e attraverso la sua carne, e attraverso quella elettricità che si innescava quando i loro corpi si sfioravano. Non potevano dirsi: per sempre, non potevano dirsi nulla, ma poteva dirgli che in un modo essenziale, reale, empirico, sul quel presente, su quell’oggi, su quegli anni, su quel tempo preciso e dettagliato l’ aveva amato, e adesso che non era più tra le sue braccia, sentiva la sua voce che le diceva di seguirlo al mare, e lei si perdeva in quella spuma chiara, bianca e densa.

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e ancora…

Mina, E poi, Frutta e Verdura, 1973.

UNA GIORNATA PARTICOLARE

L’aspettava all’ingresso principale. Fiamma sbagliò uscita e si ritrovò sul lato dove passavano i pullman. Era emozionata, confusa, eccitata all’idea di incontrarlo, di rivederlo, di toccarlo, di annusarlo.
-Ma proprio dove stanno i rumeni, dovevi scendere?
Mentre gli farfugliava delle risposte, sentiva la sua voce che tremava, era quella di una quindicenne alle prese con il suo primo appuntamento. Non stava esagerando? Aveva ventitrè anni, lei trentacinque, era carino, dolce, tenero, inaspettatamente eccitante, ma era anche responsabile e deciso, che ispirava sicurezza e una certa dose di caparbietà per la sua giovane età.
Fiamma sapeva solo che gli piaceva punto! Era una cosa che sapeva solo lei. Era sua, gli apparteneva, e non faceva nulla di male.
Insieme andarono verso il motorino. Già, il motorino!
A Fiamma le riaffiorarono tanti ricordi, e il cielo si faceva sempre più rosso, e le sue mura millenarie si coloravano di un arancione caldo, e sembravano quasi che emanassero un caldo tepore.
-Ora ti porto in giro per Roma, per una Roma che nessuno vede mai!
Via dei Cotronei, bar del Fico, caffè, Sant’Eustachio, Caravaggio, il Pantheon.
Fiamma si aggrappò a lui, e sentì subito Roma negli occhi.
-Ma non mi avevi detto che era una Roma privata e introspettiva? Qua i turisti ci stanno scamazzando! –
Il loro ultimo incontro risaliva all’estate, conobbe Diego a casa di una amica trasferitasi da poco nella capitale. Una sera durante un apricena, si avvicinò lui: non troppo alto, capelli neri cortissimi, un po’ stempiato, occhi castani, naso pronunciato, carnagione chiara, lentiggini sparse, bocca carnosa, espressione seria, e scrutatrice, un fisico asciutto, forse, un po’magro, maglietta stropicciata color malva, jeans e sneackers ai piedi. Insomma, Diego era un tipico ventenne senza troppe pretese, orgoglioso e fiero di essere studente di filosofia alla Sapienza, fumava una sigaretta, .e lei se ne stava rollando una.
-Ciao, non ho potuto fare a meno di notare il tuo stile
-Prego?-
-Ma si il tuo stile! Vestitino con pattern floreale, sandali ai piedi, collana etnica, capelli neri lunghi e lucidissimi, occhi da gatta, mmm o sei hippie o sei Pocahontas!-
Dopo quell’exploit, era stata catapultata agli anni della sua adolescenza, e a tutti quei “rimorchiatori d’antan”,che avevano usato con lei la stessa identica tecnica per poter baciare, leccare e palpare.
La sua ingenuità lo rendeva estremamente fragilie e vulnerabile, in altri tempi Fiamma avrebbe controbbattuto cinicamente a quella sua premessa, così dannatamente scontata e banale, in altri tempi, però! Adesso, Fiamma sentiva il bisogno di proteggerlo, di curarlo come una mamma. Dopotutto la stava rimorchiando un ventitreenne, le era andata di lusso e non poteva fare la stronza!
– Ma come hai fatto a indovinare il mio status? Sono così evidente in modalità beatnik?-
-Beh ti sto osservando da una mezz’oretta, te ne vai in giro con questa aria stralunata, ti avvicini ai gelsomini, e li annusi, fumi tabacco, hai tanti bracciali, collane, non hai in mano uno smartphone, ti stai annoiando forse? Scommetto che non sei iscritta a nessun social network!-
Rispose con una voce stridula modificata dalla timidezza.
Fiamma doveva stare buona, tutte quelle cazzate, le stavano solleticando il sistema nervoso primario, erano troppo un terreno fertile per distruggerlo e farne un uomo nuovo.
-Tu, invece lasciami indovinare, sei uno studentello che vuole rimorchiare, forse non me necessariamente, ma diciamo, che getta l’amo facendo leva sulla cultura alternativa di riferimento per far cadere nella sua trappola le sue prede, mmm ci stai quasi riuscendo! Manca solo che tiri dal cilindro il nome di una band indie rock che conoscono in tre, e mi dici che hai visto Querelle de Brest e sono tutta tua!-
Diego continuava a ridere, senza aver capito un cazzo!
Dopo due mesi ricordava ancora il suo profumo, aveva messo del tempo ad andar via, il suo profumo, confuso con i gelsomini di quel giardino e di quella sera.
-Sei stata con un ventenne alla camporella- rimurginò in ufficio, mangiucchiandosi l’ultimo pezzetto di unghia che le era rimasto. “Camporellaaa!” l’eco rimbombava in quella stanza grigia e asettica.
In quell’occasione non fecero molto, si trattava comunque di un luogo all’aperto, anche se non si risparmiarono delle tenere effusioni orali “en pleine air”, e lui fu molto paziente e dolce, e lei? Lei si lasciò andare fin troppo, gli anni in più remavano dalla sua parte, e lei da questa avventura non poteva che prendersi il meglio del meglio. Ebbe un classico climax da cunnilingus.
Adesso era diverso, a Roma, doveva dargli di più. Gli aveva promesso il culo!-Dai il culo ad un ventenne? Ma ti rendi conto?-
-Ne ha ventitrè, e poi sono cazzi miei!-
-Sì sì ok, ma perché lui e non il tuo ex marito? O gli altri ancora prima spiegami!-
-Perché non mi piacevano fino a questo punto, con lui sento di potermi spingere più in là, fino ad averlo dentro di me, in un’altra parte di me-
La conversazione con la sua amica aveva contribuito ancora di più a dare la sua coscienza in pasto ai sensi di colpa, tutto questo prima ancora che il suo deretano fosse compromesso!
-Ho casa libera, così stiamo più comodi e raccolti-
-Per fortuna! L’altra volta sul prato mi sono sbucciata le ginocchia, mentre mi leccavi la patata lo sai?-
-E il tuo bellissimo culo, non dimenticarlo, mentre parlava afferrandole il mento.-
Dolcemente le tolse le mani dal viso, la guardò fisso negli occhi, ardenti di desiderio, Fiamma sentì un delizioso tormento al basso ventre, e lasciò che le sue dita sfiorassero le sue labbra, cominciò a succhiarglielo, lui la guardò estasiato, lentamente le sbottonò la camicetta, la aprì velocemente tirò fuori i suoi seni, li baciò avidamente, li prese a piene mani, strinse così forte i capezzoli, che Fiamma ebbe un sussulto.
-Piano, con calma!-
-Scusa, scusa ma non mi controllo, non riesco a credere che sei qui, devo fare il pieno di te, devo prenderti in tutti i modi che conosco, voglio stare dentro di te e non uscire più, posso?-
Le succhiò i capezzoli con tale energia, che le fitte al basso ventre si intensificarono sempre di più.
-Ehi, quanta sensibilità!-
Mentre continuava ad insinuarsi tra i suoi seni, la sua mano scese giù, su di lui, fino a sbottonargli i pantaloni e a tirargli fuori il suo membro: duro, caldo, umidiccio, pronto. A Fiamma non le era mai piaciuto guardare il cazzo degli uomini, l’aveva sempre trovato troppo teatrale, vistoso, uno strumento di godimento scontato, facile da usare. Fiamma aveva sempre goduto, e non perché ci sapessero fare, o l’avessero lungo, ma solo perché lei conosceva a fondo la mappa dell’isola del suo tesoro!
Era chiaro. Non negava che a volte era stato un problema; qualche suo ex insinuò perfino che fosse una potenziale ninfomane solo perché godeva, ma per Fiamma era una cosa così facile, naturale, pura. Sì, si era sempre lasciata andare parecchio, e questa cosa non era andata a genio a qualcuno, forse per gelosia o forse perché credeva che le stesse sensazioni/ emozioni che provava con quel “lui di turno” potesse averle facilmente con un altro. Agli uomini piaceva avere l’esclusiva.
Che stupidi! Gli staccò il seno dalla bocca, lo fece sedere su una sedia, erano talmente presi da non accorgersi di stare ancora sull’uscio dell’ ingresso. Fiamma allora lo fece accomodare, gli abbassò i pantaloni fino alle caviglie, gli abbassò i boxer, senza parlare e senza mai distogliere lo sguardo dai suoi occhi. Gli disse in silenzio di contarli tutti, ad uno, ad uno i loro dodici anni di differenza, perché ogni anno rappresentava un avanzamento “di carriera” delle sue arti amatorie e lui adesso ne stava solo beneficiando!
-Cosa fai?-
-Lo voglio nella mia bocca, voglio assaggiare il suo sapore, voglio gustarlo-
Diego ansimò pesantemente, chiuse gli occhi e volse lo sguardo al soffitto, Fiamma era tra le sue gambe, i suoi capelli erano aggrovigliati alle sue dita, li tenne forte non li lasciava andare. Fiamma voleva lambirlo in modo diverso, ma lui glielo impedì spingendoglielo fino in gola, senza lasciarle il tempo di respirare. Ah i ventenni! Sospirò!
Fiamma lo lasciò fare.
-II suono di te che stai per affogarti, mi manda in visibilio-
Fiamma ebbe un conato, le prese dolcemente il viso tra le mani e la baciò ansimando, ebbe un brivido lungo la schiena, fece cadere un pò della sua saliva sopra, se lo rimise in bocca, si aiutò con la mano, lo leccò, lui le afferrò nuovamente i capelli. Aveva un profumo intenso, da maschio ancora acerbo, pulito, e incontaminato, continuò ancora con la lingua, con la mano, le tirò un pò i capelli e Fiamma assaporò il caldo liquido iridescente scenderle in gola. Diego la portò in camera sua, Fiamma notò poster manga e hentai appesi alle pareti, alcune foto e soprattutto un piccolissimo letto con un gigantesco plaid, giusto un timido omaggio alla sua fede giallo rossa!
-Avvicinati e girati!-
Si stese sul letto, lasciando la testa penzoloni fuori, le accarezzò l’interno del ginocchio sinistro, le alzò la minigonna di jeans.
-Sempre senza mutande tu eh? Ma è tutta depilata? E’ morbidissima, sei bellissima, è bellissima-
Diego la guardò estasiato per almeno dieci minuti.
-E’ così carnosa, rosa, bagnata, profumata-
Fiamma si sedette sulla sua faccia, la sua bocca lì, che leccava. Adorava quando gliela leccavano, riusciva a lasciarsi andare completamente e senza troppi fronzoli e inibizioni. Diego continuò senza fermarsi, le sue gambe iniziarono già a tremare, era una sensazione meravigliosa avere,lì, un uomo alla tua mercé, non si trattava di un gioco di poteri, non si trattava di dominazione, di prevaricazione, o tutte quelle cazzate mentali, era solo libidine, era gola, era desiderio, era vizio, era ardore.
-Il tuo nettare è meraviglioso!-
A queste poche parole, Fiamma gli dette la sua resa, e venne mantenendogli la testa. Era stordita, non riusciva ad aprire gli occhi, aveva la vista annebbiata, lui stava ancora lì, si spostò mollemente verso l’interno coscia, la baciò dolcemente, le diede il tempo di riprendersi.
-Oh cavolo, scusami, scusami-
Diego non capiva perché dopo aver goduto, Fiamma chiedesse scusa.
-Ma di cosa, ma perché? Tu non sai che cosa significhi averti sulla mia bocca, sentirti sulle mie labbra, avere il potere di farti venire, sei bellissima quando godi- Diego stette lì e non si mosse, le disse queste cose roventi con i denti affondati nella sua patata, era una visione troppo spinta, Fiamma si scontò velocemente.
-Hai fame?-
-Sì, tanta!-
-Allora vediamo un po’ carbonara e carciofi?-
-Beh, W Roma a questo punto!-
Lo aiutò in cucina, mentre affettava la pancetta, la baciò sul collo, non smise di annusarlo.
-Se penso che domani non ci sarai, impazzisco, divento matto!-
A tavola non dissero nulla, erano troppo imbarazzati, e il rumore del cibo nelle loro bocche era assordante, misero tutto in ordine, Diego la fissò arrabbiato, cupo, plastificato, non poté fare a meno di metterla a disagio, Fiamma era intenta a mettere i piatti in lavastoviglie, lui con uno scatto l’ afferrò per i fianchi, la fece piegare sul piano della cucina, le alzò la gonna, era lì, nuda, esposta con solo la camicetta che le copriva di poco il sedere.
-Ti avverto, farà male e non sarà piacevole come prima- con il pollice fece dei piccoli cerchi,lì, su quell’ingresso che secondo il “Marquis” ricopriva il primo posto nella gerarchia del “trou”, entrò piano sempre con il pollice. – Quanto è stretto!- Fiamma ebbe degli spasmi di chiusura che non riusciva a controllare, mentre le accarezzava la schiena, lei iniziò a toccarsi.
-Eh no, solo il culo mia bella- le prese le braccia e i gomiti dietro la schiena bloccandola.
-Mi stai tormentando, toccami, perché non lo fai, almeno il seno ti prego!-
L’eccitazione stava salendo, lui la sentì e decellerò di colpo, prese un po’ del suo nettare e lo passò lì, nel “trou” innominabile.
-Ora sei pronta!- le aprì le natiche delicatamente, le tenne su per i fianchi, prese il suo sesso ed entrò dentro di lei tutto, subito. Fiamma si sentì spezzata in due.
-Piano, brucia!-
-Stai buona, lasciami fare spazio-
Le prese la fronte.
-Io sto qui, mi senti? E sono stato il primo, e sarò l’unico!-
Le gambe di lei tremarono, come se stesse perdendo l’equilibrio, la baciò voracemente, quasi prendendola a morsi. Fiamma sentì un rigolo della sua saliva sulla sua guancia, con i denti morse la sua spalla, lei lanciò un urlo.
-lo volevi, dì la verità?- Si stava avvicinando lo sentiva, le tirò i capezzoli, ma non la stava toccando, Fiamma stava semplicemente godendo, senza sapere come, perché gli piaceva, gli piaceva da morire e sentì qualcosa di caldo scenderle sulle cosce. 

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Fog

David Hemmings and Vanessa Redgrave, Blow-Up, Michelangelo Antonioni, GB, Italia, Stati Uniti 1966.

I COLLANT SULLA CARNE

Vi siete mai trovate nella condizione di dover combattere contro voi stesse? Cercando di contrastare impulsi irrefrenabili, respingendo il desiderio e soffocandolo in nome di chissà quale principio generatore? Come quel quadro di San Giorgio, ammirato un pomeriggio primaverile con Carola, alla Galleria d’ Arte. San Giorgio, che con il suo forchettone infilzava il drago, ma il sesso personificava il drago oppure il martire turco? Con quale oggetto, identità, paura e convenzione doveva combattere affinché venisse accettato?

Fiamma ammirava e rifletteva. Esiste una copulazione sacra ed una profana? Amplessi giusti o sbagliati? Era ovvio che si stesse trattando la materia in un ambiente, safe, sane and consensual, eppure eccolo lì: il Pregiudizio, starsene dietro l’angolo di piazza Morale, con una lunga vestaglia grigia che additava Fiamma e Carola e le guardava bisbigliando all’orecchio della signorina Coscienza: anvedi le troiette! Il sesso quindi era Giano Bifronte? O monotematico e monocolore? Che differenza passava tra il porno e l’erotismo? Cosa significava che se vedevi il cazzo era porno, e se vedevi Miss Pat bagnata attraverso le mutandine, magari di pizzo bianche, era erotico?

Era tutto giocato allora sul vedere e l’intravedere, sull’immaginario e sulla realtà, sul delicato e sul brutale? Ma una donna come voleva essere? Porno o erotica? Piccante o porca? Quale linea di demarcazione passava da orgasmo del tipo: pecorina, a climax da storia d’amore avviata e collaudata? E soprattutto, le donne conoscevano queste dinamiche così complicate? Perché l’orgasmo è frutto dell’immaginazione o della realtà? Chiaro, non è sempre uguale, non è sempre intenso, esiste, c’è, ma a volte gioca brutti scherzi, a volte, Fiamma sta lì lì per esplodere e contorcersi, che le basta una lieve oscillazione che, pouf svanisce nel nulla, lasciandole la sensazione di averla solo sfiorata. Una donna come vuole godere? Pensava.

Ci andrebbe mai in un club privè? Farebbe mai un threesome? Praticherebbe il Candaulismo? Si darebbe a pratiche 24h? Il sesso è un po’ come maneggiare un’ arma, bisogna essere consapevoli di usarla fino in fondo, non ci entri in un club privé solo perché sei curiosa o solo per dare un occhiata; Ci entri perché! Punto.

Con Luca era così, una relazione sul filo del rasoio. Fiamma non credeva di aver mai incontrato un uomo così fragile e sicuro di sé allo stesso tempo, così depravato e ambiguo, così lunatico e ,sì, uterino e isterico, ma, dopotutto, le faceva trascorrere qualche ora d’aria divertente e senza complicazioni. Fiamma aveva bisogno in fondo di uomini così. Luca aveva una dolcezza particolare, con quell’ effetto sorpresa che ogni sera la stupiva, tanto da farle dimenticare perfino il suo nome, una discesa in caduta libera nell’oblio di loro stessi.

Entrambi impegnati e standardizzati, individui ordinari e annoiati, ma dopotutto cosa c’era di male a ritrovarsi seppur per un paio d’ore in quel fantastico Yin; è chiedere forse troppo dalla vita? Luca, seppur nel più perverso dei modi rispondeva alle sue esigenze. Trentacinquenne, alto, muscoloso, spalle larghe, uno sguardo sempre timoroso, quando parlava a volte non lo capiva, le bisbigliava sempre paroline senza senso a bassa voce, le sue mani, sempre sudaticce, sembravano quelle di un adolescente alle prime armi. Ma gli occhi verdi, i capelli scuri e quell’aria triste, avevano aperto una breccia nel cuore, anzi nel corpo, di Fiamma.

– Mi piace annusare gambaletti velati color carne.
Le rivelò al primo appuntamento
– Ma li devi tenere ai piedi per qualche giorno, l’odore forte mi fa impazzire

Fiamma non mostrò la minima reticenza, (e quando mai!) e voleva capire quel modo di godere. Fece cadere la sua scarpa volutamente sotto il tavolo del wine bar e gli mostrò di proposito le sue calze trasparenti di un beige iridato dalle quali si intravedevano le unghie laccate di rosso, improvvisamente la sua voce si fece rauca e balbettante.

– Rimettiti le scarpe
– Ubbidisco
La sua voce, da simil-sedicenne insicuro, adesso le dava precisi ordini.
– Usciamo, muoviti
– Dove andiamo?
-Vieni nel bagno degli uomini, ma fai attenzione
Fortuna che la vineria era super affollata, e nessuno fece caso quel sabato sera d’aprile a quella porta serrata dietro la quale mugolavano loro due.
– Luca cosa fai?
Le sfilò i jeans, facendola rimanere solo con i gambaletti, si abbassò le prese voracemente una caviglia e le diede un morso, Fiamma lo respinse col piede.
-Prendilo in bocca, eccolo, succhialo

Lui, adesso appariva indifeso, elemosinava la sua comprensione e il suo alluce, con la mano entrò dal basso delle sue mutandine nere, anch’elle velate e costosissime, e iniziò a girare vorticosamente il pollice sul suo clitoride, e contemporaneamente con due dita esplorava il suo piacere, Fiamma era bagnata e Luca in ginocchio continuava la suzione del suo alluce, Fiamma non riusciva a vedersi, si sentiva strana e doveva concentrarsi sulle sue dita.

– Sei una visione vista dal basso

Quella scena aveva qualcosa di plastico e coinvolgente come il quadro di San Giorgio, pensò Fiamma, distratta tra la concentrazione per arrivare all’orgasmo e l’eco del: sei una troietta, che le pareva di sentire nel suo orecchio! Ma Fiamma era in estasi.
Le sue dita la accarezzavano costantemente e quel movimento man mano sempre più deciso, la portò sul quel binario tanto cercato. Il binario del piacere: finalmente! Doveva toccarla un altro pochino ed era fatta.

– No aspetta, non resisto
Luca si staccò per un secondo dal piede e attaccò la sua bocca a quelle labbra.
– Ho bisogno di dissetarmi, voglio bere, fammi bere Fiamma
Fiamma si coprì gli occhi, e gettò la testa all’indietro, gemendo il suo nome che divenne lunghissimo, mentre del liquido iridescente cadeva sul suo bel piedino.

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Foule!

Yoshifumi Hayashi par Mathieu Grenouilleau, Endorphine.

MELASSA

Fiamma aveva la voce roca quella sera, la sua voce, rotta dal pianto, riecheggiava in quel grande salone tappezzato di quadri e paccottiglia art decò. Era inquieta, Fiamma, con le mani non riusciva a stare ferma: mani nei capelli, mani sul suo viso rotondo e tempestato di lentiggini. Piangeva Fiamma, ma le lacrime non le uscivano, il dolore non le usciva e tutto questo era insopportabile, insostenibile.
Alla ventiquattresima telefonata affondò sul divano, esausta, affranta, spossata.
– Perché non risponde? Perché ha staccato il telefono?
Va sotto casa sua ha deciso. Si infila presto il cappotto ed esce in quella fredda giornata di marzo, raggiunge l’auto, guida veloce, bussa al citofono come una forsennata, non era lei è la Mrs Hyde che la possedeva, si precipitò per le scale, le urlò contro, le disse parole di ghiaccio, scese pure la fidanzata, una secca biondina con i denti storti.
– Sai cosa piace a questo pervertito?
Fiamma si alzò la gonna, si mise piegata sulle ginocchia
– Ecco cosa gli piace
Yannick la prese, la strattonò, le diede uno schiaffo; ora piange Fiamma, lacrime amare, lacrime di dolore, lacrime di disperazione. Entra in macchina, chiude forte la portiera, accelera di colpo, scappa via veloce, per scomparire.
Perché le chiese di fare quella cosa? Perché le piacque così tanto? Si colpevolizzava, aveva esagerato, si era spinta oltre, oltre il muro, oltre il portone, oltre il dicibile. Si sentiva sporca. Avrebbe voluto prendere quella biondina secca e coi denti storti e vomitarle addosso tutto il marcio, tutto lo schifo, tutto ciò che quel porco le aveva fatto. Non si sentiva una donnaccia, si sentiva come una donna maltrattata, usata, sporcata, e soprattutto si sentiva una stupida, che era rimasta sola adesso, senza più il suo trastullo personale.
-Sappi che quando vengo, lo faccio nel culo, per me questo significa orgasmo
– E non hai mai provato nessun altro modo?
– Non mi interessano altri modi
Accettò, volle sottomettersi, assecondarlo senza chiedere spiegazioni, quasi elemosinando la sua voglia, la sua voglia di lei e del suo culo. Le scrisse una lettera, piena d’amore per lei , piena zeppa di normalità, quella normalità, che Fiamma sapeva benissimo essere fittizia. Menzogne. La verità, detta a lei stessa, a bassa voce, era che Yannick era sessualmente deviato, sessualmente represso, sessualmente prigioniero. Prigioniero di un solo godimento, se solo Fiamma si azzardava a girarsi, a toccarsi, ad ansimare, a muoversi, il suo piacere si bloccava, diventava violento e inconsapevole delle sue azioni.
Yannick cercava disperatamente “le grand O”, a volte lo trovava, a volte no, a volte stava lì per lì per afferrarlo ed altre volte gli sfuggiva. Piageva Yannick, sempre, contro di lei , contro il suo seno, che addentava, quasi dandogli la colpa, la colpa delle sue frustrazioni. Con i suoi movimenti massaggiava il l’ interno di quella Fiamma, la luce di Fiamma gli faceva vedere solo le sue ombre, i suoi fantasmi. Fiamma gli aveva dato il mezzo per osservarli. La sua melassa la avvolgeva, una melassa che colava lentamente, e che la lasciava attaccata e incapace di ripulirsi.
– Piegati, dimmi cosa sei
In lacrime Fiamma, glielo urlava, e più urlava, e più lui godeva, si contorceva e veniva quasi subito. A volte rallentava quel momento, per lei stessa, per quella piccola fetta di femmina che ancora voleva essere, quella femmina che urlava il suo nome quando veniva, che urlava quell’orgasmo perverso e “rubato” con rimorso. Andava sempre lei a prenderselo. La prima volta che si baciarono, fu colta di sorpresa, si sentì invasa improvvisamente. Fiamma fu felice, felice perché gli piaceva, felice perché così si sentiva appagata, felice perché così aveva la conferma che era bella. Quanto era stupida!
Yannick studiava per diventare infermiere, tutti trenta e lode, padre medico, madre insegnante, bilocale tutto per sé in centro, greco, internazionale, bello e dannato. Un buon partito, un essere spregevole. Come aveva potuto Fiamma perdere la testa per uno così, per un deviato, un uomo che odiava le donne? Un uomo che quando godeva lo faceva solo in due modi. Sottomissione e potere, mortificazione ed esaltazione per lui, avvilimento e sensi di colpa per lei. Doveva vederla pisciare o doveva venirle nel culo. Eccoli i due modi, unici e soli di piacere per lui.
– Ti prenderai cura di me?  Mi vuoi bene?  Sono il tuo bambino?
Fiamma si chiedeva se mai ci fosse stato un nesso tra tutto ciò, un significato nascosto e rivelato solo a qualcuno, a qualche adepto della psiche di Yannick.
Fiamma, piangeva e non riusciva più a smettere, aveva una tossicità nel sangue talmente elevata, da infettarle la ragione, e imputridirle la mente. Come un corpo lasciato a macerare nell’acqua, dove il verde acido rispecchiava il suo declino di donna e di femmina.
Donna e femmina riemerse e rigenerate grazie alle lacrime e all’accettazione di essere annegata in un acquitrino . Lacrime e acqua, umido e bagnato principi purificatori della sua espiazione.
viviennelanuit©
I was inventing a language for people to see
Francesca Woodman, 1981

SESSANTA RINTOCCHI IV PARTE

Il veglione continuava tra balli, alcol e fumo.
– Ehi, ma che brava! Te li porti tutti e due?
– Bel colpo vero? Due in una serata, adesso andiamo di là e scopiamo tutti e tre in camera dei tuoi genitori! Beh, mica male, come situazione, a tanto Histoire d’O , non credi? – e mentre le sorrideva, le diceva stronza tra i denti! –

Era davvero fradicia per comprendere quello che Fiamma le stesse dicendo, tanto che Francy la lasciò con l’eco di una risata felliniana. Agghiacciante e grottesca. Ci sono donne che sanno accogliere il piacere ed altre che lo guardano, voyeur eterne di un desiderio represso e tumulato chissà dove, quelle donne non potranno mai capire un bel niente, pena e tenerezza infondono in Fiamma donne di questo tipo, prigioniere forse del Sig. Peccato e del Sig. Pregiudizio, e rinchiuse nelle segrete di Madame Morale.

La verità e che Fiamma li desiderava entrambi quella sera, sì, era più concentrata su Robi, ma se Luca rappresentava la miccia della sua eccitazione, Robi ne era il plateau, la discesa repentina e violenta verso il godimento, la liberazione estatica. Fiamma sentiva tutti gli odori, tutti gli umori, la sua pelle era ricettiva come non mai. Robi le stava vicino, la guidava verso la stanza alla fine del corridoio, lei davanti, lui dietro, con una mano, Fiamma lo cercava, era lusingata da tanta prontezza, Robi schiacciava piano la sua testa contro la sua, Luca li seguiva, in silenzio, quasi strisciando, fumando ancora, con un modo di fare collaudato, sicuro e comprensivo di tutti i suoi meccanismi.

Luca stava già scopando in realtà. La stanza con i parati color malva e i fiori in rilievo li invitavano ad entrare in un giardino del bene e del male, la cui vegetazione era purpurea e malata. L’aria sapeva di vecchio e di nuovo, come quell’ odore che Fiamma sentiva solo nelle case dei nonni, o nelle case delle vacanze, quando le finestre si riaprivano dopo un lungo inverno. Un inverno freddo freddo. Sul comò, tutti messi in fila, sostavano miniature di profumi delle griffe più prestigiose, bottigline, che qualche anno prima uscivano da inserto a riviste patinate, le tende erano pesanti e doppie, Fiamma non sapeva dire se dietro ci fosse stata una finestra oppure un balcone, poi nell’angolo un vaso con sopra dipinto un pavone la guardava sospettoso, in quella figura stilizzata riusciva a vederci Esserino malefico lalias la voce della sua coscienza, che la additava come la peggiore delle troiette, come quella che aveva rotto tutte le corde della decenza!
– Al diavolo Esserino a te penserò dopo! –

Robi, la fece poggiare sull’enorme comò, che davanti aveva un grande specchio, il suo riflesso, di donna pronta per il piacere, la faceva ancora di più eccitare ed era già bagnatissima. Bagnatissima per tutti e due, ma sapeva bene che il piacere andava rallentato, raffreddato e ritardato. Poggiò le mani sul grande mobile in tek e aprì le gambe, allargandole più che poteva e ondeggiava i fianchi chiamando Robi e il suo sesso. Robi, la prese da dietro per il collo, le strizzò i seni, passò la lingua nel suo orecchio destro, Fiamma avvicinò le scapole e protese il culo verso di lui, in risposta ai brividi che le provocava. Luca, se ne stava immobile, illuminato solo dalla luce di una lampada Tiffany messa in un angolo. Mentre Robi, si faceva spazio tra i capelli e la sua schiena, Fiamma cercava quell’ altro sguardo, cercava di guardare Luca, che se ne stava lì, con la sua sigaretta, avvolto nel fumo e dai colori liberty che filtravano dall’ abat jour.

Fiamma vedeva Luca e il letto. Il letto era grande, accogliente e in ferro battuto, si presentava altissimo ai suoi occhi, quasi doveva arrampicarsi sopra, ma se ne stava lì buono e paziente, fiducioso che prima o poi lo avrebbero “affondato”. Robi la girò, la fece sedere sul comò, si inginocchiò a lei, le morse la caviglia destra, risalì lungo l’interno, ritornò giù e mordicchiò l’altra caviglia, Luca era sempre lì, in silenzio, che guardava. Il primo orgasmo lo ebbe, perché pensò a Luca come guardone di loro due.

– Guardala! –

Robi, ora era tra le sue gambe, gliela guardò, gliela aprì. Era proprio quello che voleva che le facesse. Gliela aprì bene, e Fiamma gliela offrì, impaziente e iniziò a irrigidire le gambe e a contrarre i glutei. Chiamò la sua bocca e la sua lingua e le sue dita, come se stesse facendo l’appello! Ma lui stette fermo, la fissò soltanto, la sua fica da regina.
Nel frattempo Luca spense la sigaretta, aveva un espressione cerulea, come se si stesse camuffando nella vegetazione malata di quella stanza. Malata perché la cosa che stavano facendo era proibita e peccaminosa. Luca sembrava un fiore morente, stanco, bisognoso di acqua e di linfa. Prese il posto di Robi, si insinuò quasi violentemente, affondò le dita nelle cosce di Fiamma, le alzò le gambe e iniziò a leccare.

Luca la conosceva bene, sapeva come fare era quasi automatico, meccanico, e mentre leccava, le mise un dito lì, nel “trou” innominabile e un altro nella sua fica. Fiamma lo avvertì in tutti e due modi, in un massaggio sincronizzato, sentì il piacere salire, irrigidì le gambe e i piedi, non voleva venire, non voleva uscire da quel paradiso. Robi la prese per il collo, si avventò a succhiarle i capezzoli, e con Luca che leccava e infilava, Robi succhiava. Fiamma urlò in quel giardino notturno del bene e del male. La sua voce fatta di gemiti irriconoscibili si perse in quel labirinto di passione, amore e lussuria, si perdette in quel dedalo purpureo e indefinibile che è il sesso, il sesso fatto in quel modo, quel sesso che esauriva di colpo la carica, quando esplodeva, il sesso che dopo il godimento Fiamma rinnegava e teneva lontano.

Quel sesso a tratti “sporco” lo aveva consapevolmente accettato, come volutamente, si era chinata alle sue richieste, alle richieste dei suoi due amanti, consapevole di non essere stata giudicata, ma consapevole, invece, di giudicarsi. Due amanti straordinari che avevano saputo accenderla e farla sbocciare, in quella vegetazione malata.

Robi, adesso lo tirò fuori, lo passò fra le sue cosce, lo inumidì, girò intorno al trou innominabile, un pochino premette senza forzare, poi scivolò sotto,e iniziò a penetrarla, lentamente, dicendole in continuazione, quasi come fosse una litania, quanto fosse bella, quanto fosse dolce, quanto fosse femmina: femmina nei suoi seni, femmina nella sua carne, femmina mentre il suo cazzo era accolto dentro di lei, femmina mentre le manteneva i seni, femmina mentre la teneva contro di sé e femmina mentre la guardava negli occhi.

viviennelanuit©

Mi aggroviglio a te, a lui, a noi…

Riccardo Mannelli

SESSANTA RINTOCCHI III parte

La veranda, sembrava protendersi a strapiombo su una città invisibile, percepibile solo attraverso un miraggio, e l’aria pungente di freddo e Natale che si respirava da lassù ti apriva i polmoni. Sembrava una vecchia matrona che mostrava i suoi seni grandi, accoglienti, rassicuranti, e che con il suo fare materno cullava i suoi amanti. A quante cose assomigliava quella veranda! Fiamma si concedeva molto spesso questi pensieri assurdi e fu distratta solo dalla voce di Luca.
– Ti sto osservando da un pò, te ne stai avvinghiata a lui nel tuo abitino nero in bustier
Luca aveva una voce diversa, non sembrava più ubriaco, passeggiava distrattamente lì, sul pavimento sospeso di quella veranda, Robi lo guardava sospettoso ma anche consapevole di ciò che stava per accadere. Gli si avvicinò da dietro, Fiamma sentiva il suo respiro sul collo.
– Ti va di fare una cosa a tre?
Le chiese Robi leccandole i lobi dell’orecchio. Luca lo guardava compiaciuto e soddisfatto della domanda.
– Cavolo la delicatezza di un elefante! Potevi dirmelo in un modo più romantico? Dopotutto siamo qui per darci piacere a vicenda, ma forse a te piace nel modo sconcio eh? Devi entrare nel loop della mignotta altrimenti non ti si alza?
Gli disse Fiamma infastidita.
Robi si mise improvvisamente in ginocchio, implorando il suo perdono per i suoi modi barbari. Luca guardava solo, non diceva nulla, non interveniva, la sua presenza si percepiva solo per via del fumo che usciva dalla bocca a causa del freddo. Effettivamente in quella veranda, Fiamma, provava un freddo-caldo, come quando faceva jogging in una giornata invernale e il suo viso le si faceva rosso, ma toccandosi le guance, le scopriva fredde e sudate. Fiamma sapeva, sapeva, sapeva tutto.
Ma adesso non sapeva proprio un bel niente! Certo la cosa era proibita! La fatica, tutto al più, stava solo nel saperla “allacciare” al suo piacere, connetterla ai suoi sensi per raggiungere quello stato di plateau facilmente, consapevole che dopo sarebbe stata una passeggiata!
A questo pensiero, Fiamma si staccò di colpo dal suo corpo pronto, eccitato e desideroso, in silenzio prese la mano di Robi, mentre si accorse con la coda dell’occhio, che Luca stava spegnendo la sigaretta e in un silenzio da corteo funebre, con movimenti lentissimi li seguì.
Dicono che in un ménage à trois perfetto non dovrebbe esserci gerarchia, certo chi vuole essere idolatrato e vezzeggiato è meglio che pratichi l’onanismo in solitaria, ma quando si fa del sesso a tre, esistono anche delle regole ben precise: è fondamentele essere dolci, rassicuranti e intelligenti.
Fiamma aveva i recettori del desiderio sballati, tutto era amplificato, una mano che magari avrebbe voluto esplorasse quel luogo, ora era lì, qualcosa che avrebbe voluto nella sua bocca ora stava lì e le dita, venti in totale ora erano tutte per lei. L’idea era rovente le infiammava la pelle, la carne, gli occhi le bruciavano e le labbra erano attorcigliate in cerca di desiderio. La verità è che Robi le piaceva di più di Luca e ad ogni suo tocco sentiva una fremito, cercava il suo sguardo e la sua voce.
– Sei sicura? Te la senti? Non voglio costringerti? Questa è una cosa bella, è amore, è lussuria è vita prorompente, se lo facciamo non devi avere rimpianti, non devi sentirti una mignotta, sei una donna, che vuole essere amata, una femmina, che vuole pienezza, cerca di guardare sempre me, ok?
Luca restò in silenzio. Fiamma ricordò di colpo, il primo giorno che lo vide a scuola: biondino, lentiggini, ascoltava i Megadeth con il walkman. Un giorno le disse che del mondo femminile, lui non voleva sapere nulla, che sì, gliela aveva leccata, adorata fino all’orgasmo, ma che dei suoi meccanismi non voleva conoscerne gli ingranaggi. Solo fellatio e cunnilingus, questi erano i loro incontri, amplessi orali, pulsazioni percepite sulle labbra, ma contrazioni che ahimé lambivano il vuoto, non le toccava mai i seni, non la baciava, gliela leccava soltanto, punto. Fiamma credeva, che quel modo di dare piacere fosse l’unico concessole, ma era destinata a sbagliarsi molto presto.
Casa di Franci era diventata una bisca clandestina da un lato, e un rave dall’altro, era talmente stordita da percepire solo bisbigli e non perché avesse bevuto, ma la situazione “particolare” la portava a calpestare il pavimento come fosse stato di gomma plastica. Ebbe ancora un flash della sua relazione con Luca. Si ricordò di quel ponte del venticinque aprile, Luca venne a prenderla col motorino, la meta era casa sua.
– Finalmente aveva deciso di fare l’amore con una donna! – Le sussurrò Esserino, mentre il vento le scivolava tra i capelli.
– Non sarà che mi reputa un maschiaccio, non sarà forse che mi reputa poco sexy o poco femminile? Ma chi se ne frega, le sensazioni che mi fa provare, le vibrazioni che mi induce, l’orgasmo che mi provoca, cancellano tutte queste insicurezze e poi la nostra è una relazione “tromba amica” quindi sono nella situazione ottimale per non avere complessi! – Capito Esserino-grillo-parlante-del-cavolo-che-mi-giudichi-sempre-come-una-troietta e che vivi in pianta stabile nel mio orecchio? Ma ancora pensieri e riflessioni tormentavano Fiamma.
Luca aveva la capacità di guardarla e farla bagnare all’istante, aveva la capacità di parlarle e provocarle sussulti allo stesso tempo, proprio lì, tra le cosce! Luca si avvicinò e la annusò, e la toccò, perché lui conosceva tutte le combinazioni, tutti i codici, tutte le chiavi d’ingresso.
Non sapeva praticamente nulla di lui, eccetto che l’anno che si incontrarono, lui era impegnato con la Maturità, che gli piaceva l’heavy metal, Gandhi e forse i ragazzi. Luca le diceva sempre che con lei si sentiva bene, libero, tranquillo, rilassato che sentiva come il bisogno di dirle tutto, qualsiasi cosa, ma come poteva Fiamma, sedicenne hippie, rockettara e confusa avere questi poteri su un uomo, a metà o quasi?
– Capacità di ascolto si chiama!
– Grazie Esserino!
Prima di fare l’amore quel pomeriggio le parlò del padre che tradiva sistematicamente la madre, le parlò degli psicofarmaci della madre, del menefreghismo del fratello e sul far finta di niente della famiglia, che continuava la vita come se nulla fosse, guardando i problemi da lontano dietro un vetro smerigliato, Luca riusciva anche ad intravederli dietro il vetro, ma loro si accorgevano di lui e guardavano dall’altra parte. Pianse Luca, come un bambino, fu il primo uomo che Fiamma vide piangere in vita sua. Quel pomeriggio, lo tenne stretto al petto, lo cullò tra le sue braccia, come quella veranda-matrona che adesso a distanza di qualche anno li aveva fatti rincontrare. Forse gli disse che gli sarebbe stata sempre vicino e che non lo avrebbe mai lasciato…forse. Fiamma non riuscì a venire quel pomeriggio, forse parlò troppo di lui. Luca se ne accorse, e non le disse nulla. La riaccompagnò a casa e come al solito senza baciarla. 
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On va s’aimer

Bettina Rheims

SESSANTA RINTOCCHI II parte

L’adrenalina, l’elettricità…il desiderio, tutti elementi che Fiamma conosceva bene. Aveva tante sensazioni racchiuse nel suo corpo, tante emozioni che il suo cervello provava, ma era come fossero imprigionate, il solo guardare Robi riusciva a fargliele “organizzare” in un energia ponderosa e vibrante. Fiamma temeva quel potere.
Entrarono in casa, luci soffuse, musica techno sparata a mille, qualche cannetta qua e là, gente conosciuta di vista e non, la ammicava con piccoli saluti. Robi si guardava intorno, lui era più grande e quell’orda di ragazzini lo facevano sorridere evidentemente, perché guardava Fiamma con aria compiaciuta e bonaria e lei tentava a tutti i costi di nascondere il fatto che avesse diciannove anni!
-A abbona, lo vuoi questo?
Oh cazzo! Bisbigliò tra i denti. Era Luca, gli aveva fatto un pompino in terzo liceo, e non se l’era più scordato! Si stava avvicinando minaccioso e barcollante  con un bicchiere in mano.
 -No grazie, ma come stai?
-Tutto bene, sto a economia, ma non mi va di studiare-
-Io a Lettere, ah scusa, lui è Robi, un mio amico
-Piacere Luca, mi raccomando fatti fare un bel lavoro di bocca, lo fa in modo superbo, però tu prima gliela devi leccare fino a farla venire altrimenti non te lo succhia
Robi scoppiò a ridere, Luca era ubriaco fradicio e Fiamma poté solo urlargli un fragoroso: “vaffanculo”.
 Ecco bene, brava bis, ora Robi penserà che sono una mignotta. Pensò sorridendogli in modo nervoso, con il cuore che pulsava a mille.
 -Sei una donna bellissima Fiamma, voglio che tu pensi solo questo adesso, era solo un coglione ubriaco, lascialo perdere-
 Fiamma aveva la sua vocina interiore che parlava con Robi: -Ma era vero, era tutto vero, e quella volta mi piacque da morire, perché lui questo non te l’ha detto ma la leccava alla perfezione-Avrebbe voluto dirgli questo, Fiamma, e invece faceva la parte della timorata di Dio, mostrando solo costernazione per ciò che aveva detto Luca. Parole che invece la presero dritte al basso ventre.
Dopo questo inizio serata un pò, burrascoso. Robi la accompagnò in veranda, l’aria era fredda all’esterno, ma non si percepiva, erano al riparo e sembrava di stare in una grande serra. Robi mi mette una mano sul seno e mi guarda immediatamente negli occhi per vedere la mia reazione. Faccio una smorfia di disappunto.
 -Scusami, non volevo e che stasera non voglio restare solo, senza una donna-
-Anche io, non voglio restare da sola, senza un uomo, e mi secca, mi secca d amorire, fare la parte di quella che sta sulle sue e che non ti desidera! Ma ho paura, ho paura, ho paura che mi giudichi, come una che la dà con facilità, non come una donna che ti desidera, perché sei bello e gentile!-
Roberto le baciò  i seni, con un andamento al contrario, risalendo da sotto, dedicandosi al sottoseno e andando per cerchi concentrici lasciando stare per ora il capezzolo. Fiamma sentì che era sempre più bagnata, gli porse adesso i capezzoli tra le labbra.
 -Voglio la tua bocca!-
Robi si negò ancora, bloccandola nel suo movimento di bacino a gambe strette e dopo un pochino cedette infilando la mano sotto la gonna, dentro. Robi sentì la sua fica liscia morbida, la aprì piano. Fiamma era stordita da tanta veemenza, era come se la sua eccitazione corresse da sola, pulsava.
 -Robi aspetta-
 Fiamma si accorse di Luca nella penombra, proprio lì, sul ciglio della veranda, che stava per avvicinarsi.
viviennelanuit©
Aspetta un secondo!
Maurizio Barraco

SESSANTA RINTOCCHI I parte

A Capodanno può accadere tutto o niente, cose vecchie e nuove che si intrecciano o scambiano, ore, quelle del 31, che mettono sempre un po’di malinconia, come Ferragosto e la Befana giornate di chiusura e di apertura, Fiamma non le aveva mai capite! Da quelle giornate non bisognava aspettarsi nulla di buono. Il cenone procedeva bene, c’era una bella tavola imbandita, i parenti bofonchiavano sulla crisi e i suoi disastri, e Fiamma non vedeva l’ora che scoccasse la mezzanotte per fuggire via.

Il veglione era a casa di Francesca, una sua vecchia compagna di scuola, una ragazza fiera e bruttina, che nascondeva le sue “marachelle sessuali” con la solita e insopportabile velina del perbenismo! Roba da farci il callo a persone come lei! Roba da tenerle alla larga persone come lei! Dopo il ritualissimo e fastidiosissimo meno dieci, nove e otto, era già sotto la doccia, un bagnoschiuma con note di sandalo le scivolava sul corpo bagnato, i capelli erano di seta sotto il getto dell’acqua, e quella stessa acqua gocciolava dai suoi capezzoli turgidi e dai suoi seni morbidi, come rugiada di primo mattino da una grondaia. L’accappatoio caldo del termosifone la riscaldava e un bel tepore la avvolgeva tutta, prese una delle sue creme preferite, atmosfere esotiche stavano, ora, per spalmarsi sulla sua pelle.

Il telefono squillò di colpo. Era un messaggio.
– Ci vediamo all’ una e mezza in piazza della Repubblica, n°8 scala b, porta il rum
Il rum, già, dopo la sua ultima esperienza con lui, Fiamma aveva deciso di troncare di netto la loro relazione. L’estate scorsa l’aveva tradita con la pera, provocando il suo collasso etilico. Esperienza da non bissare quindi! Fiamma lavorava in un pub a quel tempo e aveva conosciuto Robi. Robi era un bassista, alto 1.83, fissato con il grunge e i Sonic Youth. Aveva ventisette anni, lei diciannove. Fiamma non ricordò di avergli parlato del veglione a casa di Frà, e pensò che quel trentuno dicembre, forse serbava qualcosa di bello e inaspettato, forse Fiamma poteva fidarsi di quella giornata!

Il buio della notte sembrava grigio, non nero, e le stelle rinnovavano quell’anno nuovo di una luce brillante, dove la luna piena, non interpretava il ruolo da protagonista per una volta! Pronta! Aveva deciso di essere spudorata quella sera, Louboutin, gonna a tubino, beh, forse aveva mangiato un po’ troppo! Il bustier di pizzo, non le andava proprio a pennello… ma sti cazzi! Si sciolse capelli, e si avvicinò allo specchio per mettersi il rossetto. Salutò tutti, e scese in garage a prendere l’auto, una vecchia Citroën del 1985, i nonni l’avevano data a lei, o meglio se l’erano scrollata di dosso, era un catorcio con quattro ruote! Ma era fedele e la portava dove voleva. Vestita in quel modo, certo, si sarebbe vista in un’auto un tantino più lussuosa, ma il binomio donne e motori su di lei non funzionava! Avrebbe potuto guidare anche un calesse in quel momento e non se ne sarebbe accorta, del resto! All’ultimo semaforo, prima dello svincolo per la piazza Mr Louboutin si sfilò dal suo o piede, facendola accelerare di colpo, tamponando la macchina davanti. Fortuna che il ragazzo che scese era carino, e, Fiamma dovette confessare il suo peccato, gli diede il numero, altrimenti avrebbe passato un brutto capodanno, ma questa è un’altra storia! Fiamma arrivò “sanissima e quasi salva”, sotto il palazzo.

– Beh, che coincidenza, passavo di qui
Era Roberto, appoggiato in stile Fonzie happy days alla macchina.
-C’è una festa su un bateau a mare, ti va di venire?-
-Hey Roby, ma che ci fai qui, come mai non suoni?-
-Allora, andiamo?-
-Non posso, sto qui da Francesca, se vuoi puoi salire!-
-Ok-
-Ah scusa, sei molto carina-
-Tanto lo so che mi stai guardando il culo, cerca di essere solo meno esplicito, ma apprezzo il tuo seguire il copione dei complimenti, bravo! –
-Per lo meno non tocco nulla-

Da Franci c’era un mobile bar aperto che non finiva più, il solo intravedere il sig. Rum le provocò un conato. Non c’era mai stato nulla tra di loro, ma Fiamma percepiva una certa elettricità e quando una donna sente quell’adrenalina può fare qualsiasi cosa!

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Surprise

Elle Von Unwerth

HEY GIO’

Carola conobbe Giò su una di quelle chat per imparare le lingue straniere. Una di quelle chat, la cui patina culturale nascondeva un folto sottobosco di porno-scrittori, e lei avvocatessa di uno Studio Legale sottopagato, umiliante, strisciante e avvilente non poté negare di averne fatto parte per qualche periodo della sua vita, dopotutto scrivere porcherie in altre lingue è affascinante ed aumenta ancora di più l’eccitazione.

Giò questo il suo nick, era un vegano toscano uno di quelli riciclati dagli anni settanta, avete presente? In ogni modo, Carola si sentiva depressa e giù di corda e i suoi discorsi su quelle cazzate macrobiotiche le tenevano compagnia.

Giò era uno che praticava il couchsurfing; si faceva ospitare sul divano di qualche sconosciuto in giro per il mondo e in cambio offriva la sua ospitalità sul divano di casa sua, una specie di baratto del viaggio, se così si può dire; che furbacchioni i nuovi beatnik mica scemi! Pensò Carola. Con questa specie di trucchetto “l’hippie de’ noantri” era stato in India, Nepal e aveva al suo attivo perfino una foto scattata coi Talebani in Afghanistan! Probabilmente se l’avesse conosciuto da adolescente, Carola avrebbe mollato tutto, per seguirlo in Kuala Lumpur, ma ormai questi racconti all’alba dei suoi quaranta anni non le scalfivano più nessun effetto, tanto che Carola era da poco entrata nel tunnel della frigidità culturale, desiderava solo che la sua vita si standardizzasse. Brutta espressione, ma era consapevole di trovarsi al (secondo, terzo, quarto?) giro di boa della sua vita, e questa pressione la sentiva ogni qualvolta sparava cazzate con questo tipo.

Il suo matrimonio non aveva contribuito a farla migliorare come persona, la testa doveva ancora cercarla. Da lontano, guardava il suo ripostiglio, una porticina alla fine del corridoio di casa sua, forse la testa era lì, forse l’avevano nascosta i suoi figli, che ogni sera la spronavano e incoraggiavano a ritrovarla.
Giò, conosceva una grande quantità di band indie rock , ma i suoi preferiti erano i Depeche Mode e le raccontò del Violator Tour e della verginità che perse con una di Empoli. Con la webcam si abbandonarono a tante parole, le piaceva il modo in cui faceva i complimenti, lei dal suo canto avevo una vita coniugale raffreddata, gelata, morta, con tanto di corna di lui comprese nel pacchetto.

La sera tornava a casa, faceva mangiare i figli, dava un bacetto al marito, si chiudeva nello studio a chiave e accendeva il computer. Carola era rigenerata, quando vedeva la nuvoletta verde di skype accesa, si sentiva quasi graziata. Era praticissimo trovare lì, in quella magic box, un uomo al suo servizio, che la lusingava e poi era comodo, era come se mettesse un gettone in una specie di giostra e lui si azionava, e parlava e parlava e la idolatrava. Era esattamente quello che voleva provare: essere al centro delle sue attenzioni, ma alle sue condizioni e ai suoi tempi, e con sensi di colpa di gran lunga dimezzati!

Quella sera però stava particolarmente su di giri, a lavoro aveva avuto anche il ben servito su una pratica andata a male, forse da quella cartella dipendeva la sua carriera, il suo futuro, i suoi soldi, la stabilità sua e dei suoi figli. Ma “sti gran cazzi”, quella sera Carola andò a ruota libera con le parole, e si spinse più in là di se stessa e delle sue ferree regole e responsabilità.

– Fammi vedere il cazzo, Giò
– Diretta al sodo? Sappi che vorrei scoparti mentre sei incinta e bere il tuo latte
Alle sue parole, Giada aveva quasi bagnato il letto. Nessuno le aveva mai detto una cosa del genere. – Prima però dovrei fecondarti, venirti dentro inondarti del mio liquido
– E tu berresti il mio nettare?
Carola aveva acquistato quel portentoso aggeggio mesi prima su un anonimo sito, e di nascosto dal marito. Sul libretto di istruzioni era raccomandato di usarlo spesso, tanto è vero che prometteva “faville medianiche!”.

La sua voce, era dappertutto, Carola la sentiva sulla sua pelle, quella voce spogliava, mordeva, leccava, penetrava, ringhiava di sesso. Immaginava le sue parole accarezzarle il pancione, le cosce, le spalle, con una parola delicata la fece girare, per offrirgli il culo e la voce, con molta delicatezza lo riempiva, lo penetrava. Carola sentiva la sua voce bassa, profonda che la pretendeva, le sue spinte erano decise, sentiva il suo cazzo che le toccava le pareti, facendola morire di piacere, mentre le sue spinte si facevano sempre più intense. Le parole le prendevano i seni, le contorcevano i capezzoli.

– Sei una mucca, fammi bere ti prego, ed io sono il tuo cucciolo e il tuo bambino, fammi dissetare ne ho bisogno
All’improvviso, le sue parole, la fanno girare di nuovo, la fanno stendere di lato, aprono scandalosamente le sue gambe, la afferrano per i fianchi, le dita affondano talmente nella carne che Carola sente le loro unghie graffiarla, le parole, si sa, hanno unghie affilate e taglienti e Carola immagina ogni singola lettera dell’alfabeto su di lei.

– Lo senti in fondo e così che lo vuoi?
Carola è nuda nell’ oscurità della casa, la testa è sempre lì che la chiama dallo sgabuzzino, non c’è nessuno, i bambini dai nonni, il marito con l’amante. Le parole ricominciano a colmarla con i loro colpi, che adesso si fanno sempre più precisi, perfetti e centrati. Il suo bacino si inarca indietro, verso di lui verso il suo membro, sente una sorta di aria calda che fuoriesce dalla patata.

– Voglio vederti in faccia, ti devi arrendere, ti devi concedere a me, avvicina la cam alla patata, voglio vederla che batte freneticamente per me. Sono io l’artefice del tuo orgasmo.

Carola esplode in un urlo soffocato dal cuscino.

– Allora quando ci vediamo?

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Sometimes I feel I’ve got to run away

Arash Radpuour, ‘Untitled’, 2011.

LA MACCHIA

Nel sesso non esistono rapporti alla pari. Fiamma aveva un problema con i ragazzi belli, con gli uomini belli, con gli adoni, gli ammaliatori, con quelli che avevano un’aria attraente, gli avvenenti, i vetusti, i deliziosi, gli incantatori, i meravigliosi, quelli stupendi. Non conosceva spiegazione, ma riusciva a godere se lui non era bello, o meglio, se lui era collocato in quella zona franca della bellezza; in altri termini godeva, se lui non era niente di eccezionale! E lei, stava una spanna sopra di lui, maniaca del controllo del cazzo.

Paolo era proprio così, un tipico uomo del mezzo, sfigato nella vita e nelle relazioni di coppia, era arrivato alla soglia dei trentanove anni vivendo da eterno quindicenne, frequentava lo stesso giro di amici, compresa la sottoscritta, da quando aveva dodici anni e si ciondolava tra Rolemaster, birrette ed heavy metal; vivendo la sua esistenza a partire dalle tre del pomeriggio e facendo bisbocce tutta la notte, anelando che tutta la settimana fosse un lungo interminabile week-end.

Ecco, adesso posso respirare. Fiamma lo vedeva fragile, indifeso e timoroso di tutto, a cominciare dal confronto con gli altri, la ragione di tutto questo gli era oscura, anche se era facile ricollegarla al divorzio dei genitori e ad aver scopato tardi. Quanto a Fiamma, che dire, si era trasformata nella Wonder Woman dei poveri, nel Robin Hood in gonnella, rideva delle sue timidezze passate, si sentiva bella, intelligente, intrigante e sexy da morire: “na bomba!” Più avanzavano i suoi anni, più acquistava dei superpoteri contro ansie e paure. Fiamma si sentiva bene, e sentiva il bisogno di aiutarlo, di incoraggiarlo, di dirgli quale meraviglioso amante fosse stato con lei. Paolo era un friend with benefit di tutto rispetto, riusciva ad accenderla ogni qualvolta lei lo desiderasse senza troppe giustificazioni, o fronzoli, se a Fiamma capitava la giornata della solitudine, oppure gli ritornava il loop della vita di merda, lui c’era sempre.

Le sue performance sessuali erano un piccante approdo per la fine delle sue solitudini. Fiamma ricordò la loro prima volta. Pomeriggio piovoso, noia infinita, autostima a meno uno e una versione di Tacito che gli salassava l’aorta, il calore della sua pelle, l’alito profumato di Mentos, i Blur di Country House alla radio.
– Hai voglia se facciamo qualcosa? Lo hai già fatto con qualcuno?
– Mi sono strusciata contro un peluche di Babbo Natale a casa dei nonni l’inverno scorso!
– Contro un peluche di Babbo Natale?
– Sì, con il getto della doccia, con le dita, e a cavalcioni sul bracciolo morbido del divano, e con il palmo della mano aperto massaggiando velocemente su e giù, mentre con l’altra mi tiro un capezzolo
– Ok, ti sei masturbata finora! Io intendevo dire con un uomo, lo hai mai fatto?
– Nella mia fantasia, aiutandomi con qualche filmatino
– Ti andrebbe di farlo?
– Solo se ti comporti come quel peluche di Babbo Natale
– Sì, signorina.
Paolo lo cacciò fuori dai jeans, Fiamma non aveva mai visto il sesso di un uomo (dal vivo) era scuro e la pelle sottilissima lasciava intravedere le vene, era orribile, si spaventò.
– Prendilo in mano e vai su e giù

Era durissimo, strano ma mentre lo osservava sentiva delle fitte piacevolissime
Fiamma capì subito come voleva essere toccato: la mano non doveva scoprire totalmente il glande, ma coprirlo e scoprirlo, lasciando il pollice, lì, un po’ in cima. Fiamma ebbe la sensazione di avere una memoria primordiale, era una cosa naturale, era la prima volta, eppure spontaneamente le veniva facile. Paolo la guardava con la bocca semiaperta e un’espressione oppiacea. Tutto questo durò una quindicina di minuti, finché Paolo si bloccò improvvisamente e dal suo cazzo, schizzò uno zampillo luminescente, che andò ad infrangersi sul suo torace scoperto e peloso.

– Sicura di non averlo fatto prima? E la trovata della saliva sulla mano come la sapevi?
– Porno! Le donne li guardano lo sai?
Fiamma lo adorava, dall’alto dei suoi diciotto anni, la faceva sentire libera, libera di parlare, libera di esprimere il suo impulso sessuale, che era fortissimo, libera di elencargli tutti i modi di autoerotismo che avesse sperimentato, senza essere derisa, senza essere presa alla leggera, senza giudizi.

Lui la ascoltava con rispetto e attenzione ecco perché il sesso con lui era stato amore a prima vista.
Lo eccitava la sua voglia di imparare. Fiamma voleva mettersi alla prova. Voleva rendersi conto fin dove poteva arrivare, sfidare a singolar tenzone ogni sua inibizione e tabù e fregarsene di quel motivetto che le canticchiava un esserino cattivello: “sei una troietta, sei una troietta…in effetti Fiamma sentiva le orecchie calde e le tempie che le battevano, qualche volta.

– Ora tocca a te
Paolo le si avvicinò lentamente, senza smettere di attorcigliare i suoi capezzoli sotto la maglietta, la guardava negli occhi, Fiamma non sapeva nulla sul fatto che la patata si bagnasse, sul formicolio al basso ventre, sulle contrazioni ripetute durante l’orgasmo, credeva fossero tutte cose naturali, non meccanismi e fasi precise del godimento! Prima di quel pomeriggio, Fiamma aveva provato solo orgasmi solitari, quale scaletta avrebbe dovuto adottare adesso? E l’immaginazione, come faceva? Cazzo doveva ricorrere all’immaginazione adesso, era impossibile per lei senza un porno! Quale schema doveva seguire, sedicianni e mezzo sono pochi per collegare amplesso da autoerotismo a orgasmo di coppia. Fiamma stai calma, respira, lasciati andare.

– Che stai dicendo, non dire niente e lasciami fare

Fiamma sentiva la sua lingua invadergli prepotentemente la bocca, aveva già baciato qualcuno, ma per la prima volta, Fiamma sentì i denti e tutto ciò gli piaceva, gli piaceva il modo in cui li usava, mordicchiandole il labbro e il mento, ebbene si ebbe un sussulto mentre le mordeva il mento, nella mente di Fiamma prendeva forma un’immagine brutale e lussuriosa, la sua saliva calda sul suo collo era la melassa da mettere sulla preda, si sentiva realmente una pietanza che stava per essere divorata da un momento all’altro! Aveva una voglia matta di stringere le gambe e protrarre il bacino in avanti.

– Aspetta, stai buona
– Paolo ti desidero da morire
Con le dita le solleticava il pube incolto e non depilato sotto i jeans, Fiamma non riusciva a tenere ferme le gambe, con delicatezza le abbassò i pantaloni, rimase su solo con le mutande color verde acido e i calzini Reebook.
Senza facendole rendere conto la gira, la sua testa è più in basso del suo culo.
-Inarca leggermente la schiena
Fiamma sapeva come fare, lo avevo visto in un film porno dove lei veniva facendo fuoriuscire un liquido acquoso dalla cosina, sentiva le sue ginocchia instabili e pericolanti, non riusciva a tenersi era un misto di emozione, paura e lussuria, un mix che stava per farle scoppiare il cuore.
-Ti farà un po’ male, ma io sono qui e tu sei bellissima e non devi temere nulla ok?

Paolo con un movimento di bacino la lacerò.
E’ strano ma Fiamma non sentì nessun dolore,  solo piacere. Si sentiva come una macchina lanciata a tutta velocità, che seguiva una precisa traiettoria. Lui era perfetto rallentava e accelerava, Fiamma ora era come se stesse da sola e si lasciava andare, mordeva la federa del letto e sbatteva la mano sul materasso. La prese per le cosce e le divaricò le gambe ancora di più, adesso il movimento era cambiato, le sue spinte partivano dal basso e salivano su
-Eccolo il tuo punto G, ogni volta che tocco questa parte, la tua patata si avvolge ritmicamente al mio cazzo
Fiamma aveva una paura folle di venire, ma era troppo una sollecitazione continua e lei non ne potette più, il suo orgasmo lo spinse fuori, facendo fuoriuscire un’acqua iridescente che bagnò tutto il letto.
-Sei una meraviglia lo sai? E questa acqua era tutta per me.

La coperta era sporca di sangue e liquido trasparente. Fiamma scoppiò a piangere, lui la prese tra le braccia e la sistemò sulle sue ginocchia, le baciò la fronte e le disse che avrebbe ricordato quel pomeriggio per tutta la vita.

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Buona la prima!

Blur, Country House, The Great Escape, Food Records1996.

IL SOLDATO DI AVVENTURA

Vi è mai capitato di incrociare lo sguardo di uno sconosciuto e trovarvi un’ intesa grandiosa? Il più delle volte mi è successo nei posti più assurdi, mentre faccio manovra in macchina, quando sono annoiata per la fila alla posta, al supermercato tra una corsa e l’altra, l’All Inclusive della retorica sul tema, insomma, fin quando, ZAC! In una frazione di secondo pensi di aver incontrato l’uomo dei sogni, anzi l’uomo che immagini viva nel regno del fuoco e di onirico abbia ben poco! L’altro giorno al self service, assopita dal tardo pomeriggio, non mi resi conto di mettere nella mia auto della benzina anziché del gasolio: apriti cielo!

Dietro di me una macchina scura mi lampeggiò, ed io le feci cenno del guaio, quando dalla portiera si materializzò davanti ai miei occhi un uomo sulla quarantina, capelli scuri, occhi neri, non molto alto forse, ed io? Io ebbi le margheritine e i cuoricini nei bulbi oculari per intenderci!
Notai subito i bicipiti scolpiti sotto la maglietta e le spalle possenti tipiche di uno abituato a difendere e difatti, Mr bontà, aveva una maglietta con il logo di un corpo militare stampato in rilievo proprio su quel bel braccio, mi chiese (compiaciuto e marpione) cosa fosse successo, ed io blaterai parole confuse riguardo il pasticcio, successomi.

-Non si preoccupi è capitato anche a me, l’importante è che non abbia acceso il motore, e poi non facciamo questo di mestiere
-Lo so ma sono stata una cretina, non solo ho messo in questa cavolo di macchinetta cinquanta euro per un pieno che non avevo previsto, ma poi sbaglio pure il tipo di carburante!
-Adesso però dovremmo spostarla dalla corsia altrimenti intasa tutto, metta a folle.

Quante frasi di circostanza, quanta formalità, beh era uno sconosciuto, cosa pretendevi? Yoga tantrico dopo cinque minuti di conversazione? Non era neanche capace di mettere a folle, Fiamma si sentiva stordita dalla sua presenza ma non abbastanza da notare che non portasse la fede, cosa poco influente direste voi, ma forse, sarà stata l’abitudine di guardare le mani degli uomini, tanto era vero che Fiamma era frastornata, e questo era un male, perché le rare volte che non aveva il pieno controllo su di sé, combinava casini, sentendosi vulnerabile e insicura, e questo non andava bene.

Le dita degli uomini se le immaginava sempre nervose, bagnate e frenetiche in cerca di chissà che cosa! Mentre spingeva, visualizzava le sue dita che la cercavano, che la afferravano, che le palpavano il culo, come una piovra, un boa, un animale tentacolare e lungo…!
-Ecco fatto, e non si preoccupi era scritto talmente piccolo “Diesel!”
-Grazie per l’aiuto

Ancora convenevoli pensò: si figuri, si immagini, signorina e bla bla bla! Mr-bicipite-scolpito me-le-scopo-tutte-io, se ne era andato senza risolverle il problema! E lei come una sciocchina si abbandonò alla prosopopea circa l’inutilità del genere maschile, e sul fatto che non si prendessero mai una cazzo di responsabilità! La pompa poi si trovava in una zona molto isolata: ma tu guarda che stronzo! E il suo cellulare segnava una tacca, insomma, stava delirando. Mentre era intenta a comporre il numero dell’ACI con le poche lineette della batteria…

– Ho pensato che un caffé le avrebbe fatto piacere
Fiamma si rimangiò d’un colpo tutti i luoghi comuni di prima, per concentrarsi invece sull’elogio del maschio italiano, 100% virile e galante, certo, visto da vicino non si poteva dire “bello” ma era ammaliante e rude, e a lei ispirava, di certo, sex at first sight! In quei quattro secondi di sguardi incrociati e furtivi era come se le avesse fatto i raggi x, era come se le leggesse nel pensiero, era come se si sentisse esposta ad una mostra di Belle Arti, come se posasse nuda, (tanto per cambiare) nell’atelier di un pittore e lei avrebbe aperto le gambe in un nanosecondo, (e su questo non avevamo dubbi!) La brezza di quei quattro interminabili secondi si trasformò in un vento caldo e afoso.

-Sta venendo qualcuno a prenderti? –
Cos’è, all’improvviso, questo cambio di registro? Dove sono finite le frasi di circostanza, i convenevoli, il grazie-prego-scusi-tornerò? Pensò. Come se non lo sapessi, tu? Eh? Che vuole scopare!
-Ehm sì, ho chiamato l’assistenza stradale
-Posso aspettarla con te, non mi va di lasciarti qui da sola, come ti chiami?
-Fiamma
Ecco! Hai finito di comportarti come una bambina? Mi sembra di vederti in salopette, treccine ai lati e lecca lecca in mano, che dondolando gli sillabi il tuo nome. Dimmi la verità Fiamma non ti era mai capitato di incontrare un uomo così che ti stuzzicasse da subito? Ma se, sei sempre tu la regista di tutto, la regina occulta, la direttrice d’orchestra, la bella mugnaia che porta acqua al suo mulino.

– Fa parte del giochino, cadere dalle nuvole, sì, sono una cacciatrice, ma mi piace travestirmi da preda, mi piace essere agguantata e catturata, mi piace vedere l’espressione di profondo orgoglio e compiacimento quando dico di sì agli uomini. Hai finito con l’epistemologia applicata alla psicologia della caccia? Sì Esserino, ho finito.

La sua bocca si aprì in un sorriso ironico mentre si mordicchiava la lingua di lato. Sdoganati i convenevoli, Fiamma era un po’ divertita da quello che stava per accadere e decise di restare al suo gioco. L’ACI finalmente arrivò e caricò l’auto, mentre lui, beh, caricò lei! La accompagnò a casa, salirono le scale a furia di dolci spintoni e tenera irruenza, lui le palpava il culo, i fianchi con le sue dita toccava tutto, le piaceva pensare alle dita e non alle mani degli uomini! Arrossì e non disse nulla, era quasi incosciente, sentì la sua lingua fino in gola, lui era bello, forte, gentile, ad un certo punto la prese con forza, e lei si aggrappò alle sue spalle, gliele tastò: erano enormi!

Fiamma sentiva tutte le reazioni dentro di lei, sotto di lei, si bagnò a più non posso. Riuscì affannosamente a prendere le chiavi in borsa, aprì la porta, gli disse di poggiare tutto in corridoio, gli offrì qualcosa da bere. Le mani di Fiamma tremavano.
-Cazzo, ti stai comportando come una mignotta Fiamma, che stai facendo? Non hai mai fatto una cosa del genere!
Pensava sul perché le donne avessero questa mania dei pregiudizi, delle critiche, delle malelingue biforcute e sibilline. Fiamma fremeva dalla voglia di averlo tra le cosce e invece stava lì a scusarsi, a giustificarsi, a ciarlare inutilmente come un cicisbeo in udienza alla sua coscienza.

Fiamma non riusciva a smettere di pensare mentre le sue mani erano poggiate sul marmo bianco e gelido della cucina, dalla sua testa uscivano tante paroline: puttanella, stronzetta, porcellina, come se Esserino si fosse sdoppiato in tanti mini Esserini incazzati, che in coro le urlavano di quanto, questa volta, si fosse comportata da troia.
– Stop pensieri negativi-ammazza-desiderio, stai con me adesso
Il soldato aveva intuito il suo disagio e cercò subito di tranquillizzarla.
– Sì, credulona era solo arrapato da morire! Pensò la Fiamma intelligente! E del resto lo era anche lei, solo verità genuina e tutta salute! Pensò.

Mr tuta mimetica la fece accomodare sul divanetto blu della cucina.
– Sempre divani, ancora divani, ma una bella scopata nel mio lettone sommier no, eh? Non c’è tempo, Fiamma, sta quasi per venire Mr due minuti all’alba!
Il soldato ora la fissava, la scrutava, le sue labbra si arricciarono in modo ammiccante e furbetto.
-Girati e mettimi il culo in faccia, fallo inarcando la schiena
Non se lo fece ripetere due volte, lui si mise in ginocchio alla mercé del suo derrière, la prese per i fianchi e con ferma precisione iniziò a leccare, Fiamma era un fiume in piena non riusciva a nascondere l’eccitazione di quel momento, forse provava un po’d’imbarazzo, di vergogna, e s’irrigidì.

– Smettila! Lasciati andare, mi piaci bagnata, innocente, esposta, non vedi che mi sto nutrendo del tuo nettare non vedi?
Mentre diceva queste cose continuava a leccare le sue parole erano gutturali, profonde e il loro suono era soffocato dal culo e dalla patata sul suo viso.
-Aspetta, vieni qui
Fiamma lo sentì subito, la riempì, riconobbe quel piacere, i suoi colpi erano decisi, alzò una gamba di lato, la poggiò sul bracciolo del divano.
-Fammi sentire come godi

Fiamma stava quasi per cedere, stava iniziando a tremare, era entrata in quel vortice dal quale non riusciva a riemergere, si trovava su quel binario del climax dal quale non poteva deragliare.
-Mi fa impazzire il modo con cui ti stai dando a me
Fiamma sentì i suoi muscoli che si contraevano attorno al suo cazzo, l’anello interno della sua patata che batteva voracemente, e cadde giù nel precipizio e sentì che tutto dentro di lei si avvolse ritmicamente allo“stendardo vittorioso” del bel soldato.

La girò, lui era ancora in ginocchio, Fiamma era seduta sempre sul divano, con le cosce aperte in modo vergognoso e lui che leccava, quanta dedizione, quanto ardore, quanta lussuria che le stava dando. Improvvisamente si bloccò, le alzò le gambe e le appoggiò alle sue spalle e ricominciò, ancora più deciso, come un’onda che andava ad impregnarsi al bagnasciuga.
-Lo so che è qui, che ti piace
Fiamma lanciò un urlo soffocato e abbandonò la testa all’indietro, le mise un dito in bocca.
Succhia, dimmi che prendi la pillola ti prego
Vennero, forse insieme, bloccandosi in un fermo immagine plastico.
-Non voglio uscire
-Non ti mando via, puoi restare quanto ti pare!
Si guardarono e scoppiarono in una risata infinita.

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Honeymoon?

Jan Saudek

IO E IL SIGNOR GI

vivienne

La sua stanza aveva un colore particolare quel pomeriggio, era appena rientrata e mentre sistemava le sue cose pensava già alla sua personalissima e meritatissima siesta. Il timido sole di maggio, si affacciava tra le serrande, provocando una luce arancione, calda, soffusa e ad alto tasso erotico, mentre si stendeva sul letto sentiva un certo non so che, stuzzicarle le cosce. Si rese subito conto, che non era la solita voglia da orgasmo frettoloso, preteso subito, e venuto in-seguito-a-visione-da-filmatino-porno, no!

Era qualcosa di più intenso e deciso, profondo e lento, soprattutto lento. Pensava a come avesse goduto fino a quel momento, e quel mix di pensieri piccanti le gironzolavano nella mente, come fanno tanti neutroni intorno ad un atomo, come se riuscissimo a vederli, poi, questi neutroni ruotare intorno ad un atomo! Fiamma sapeva, che tutto ciò si sarebbe legato e configurato in un elemento: l’eccitazione.

Fiamma non voleva stimolare il clitoride voleva qualcosa di più profondo, voleva un piacere che la colmasse, avvolgendola e riempiendola tutta. Tra amiche ne avevano discusso molto: sei vaginale o clitoridea? Come arrivi all’orgasmo? In quale posizione? Fiamma arrivò alla conclusione che un vero e proprio orgasmo vaginale non l’aveva mai provato, e se questo fosse mai esistito, lei, sicuramente vagava nel nulla cosmico. Cominciò a toccarsi verso i dodici anni, e ricordava di come le bastasse sfregarsi con la mano o con il cuscino per arrivare ad orgasmi favolosi dove si contorceva e si abbandonava ai sensi più indicibili, poi le prime esperienze, non molte, ma ad hoc per il suo piacere.

Aveva incontrato uomini che sapevano leccarla talmente bene, che chiedeva loro solo questo, ebbene sì, Miss Pat, all’interno, non rispondeva ai minimi segnali di estasi. Era una cosa imbarazzante, le sue amiche raccontavano di imperi dei sensi, di ultimi tango a Parigi, di convulsioni medianiche, ma lei niente; da adolescente non riusciva nemmeno ad infilare un dito, le bastava strofinarsi contro qualcosa, e lei veniva, le bastava che qualcuno gliela leccasse o mordicchiasse, e lei veniva! Era questa la sua tecnica, e l’era stata per molti anni. Si era talmente abituata ad orgasmi sicuri, che aveva messo in un angolo la voglia di sperimentarne altri, perché, Mr O, non è mai unico, ma cambia sempre, ed ogni volta ha una faccia nuova.

Fiamma, adesso, era cresciuta e aveva sentito il suo corpo, aveva imparato a farlo vibrare, ed era abbastanza sicura di sé, e di quello che voleva. Quel pomeriggio il desiderio era troppo alto, la voglia di toccarsi era indescrivibile, e siccome Fiamma sperimentava meglio quando stava da sola, decise di godere in quel modo, nel modo punto G. Si distese sul letto, si spogliò lentamente, coccolando ogni centimetro della sua pelle, come se fosse stato il più intraprendente dei suoi amanti, si prese i seni a piene mani e con le dita strinse i capezzoli, si bagnò le dita della sua saliva e scese giù, ancora, fino al delta di venere, fino ad introdurre due dita dentro di sé, mentre si penetrava alzò le gambe, provando una sensazione fantastica tormentando quella zona rugosa lì, proprio all’interno della vagina, era qualcosa di inebriante e nuovo, di mistico; era lussuria allo stato puro.

Fiamma continuò su quel punto, su quel bottone che faceva funzionare la giostra, non sentiva più il suo corpo, il suo corpo, ora, andava da solo, le gambe iniziarono a tremare e sentiva la lussuria che la chiamava sull’orlo del precipizio. Fiamma aveva paura di cadere, ma era talmente bagnata che le sue dita ora scivolavano velocemente e sentiva i capezzoli inturgidirsi sempre di più, fino a farle male, sapeva benissimo che doveva continuare su quel sentiero, che non doveva abbandonare la rotta, la schiena le si inarcò, e il bacino le si protrasse in avanti.

Immaginò lui, l’uomo più virile che avesse mai incontrato sulla faccia della terra, che la prendeva da dietro, che la prendeva per i fianchi, che glielo dava tutto riempiendola immensamente, che le graffiava la schiena che le mordeva il collo in modo animale e vorace, che le palpava i seni, i suoi seni fantastici. Quei seni, adesso, andavano avanti e indietro seguendo una danza indefinibile e mentre immaginava, Fiamma sentiva. Sentiva qualcosa che la tirava, e con le dita, dentro di sé simulava proprio quel gesto, come se qualcuno le stesse dicendo: – Vieni, vieni con me – e allora lei lo seguì.

Lo seguì, a discapito di tutto quello che c’era attorno: del fruscio del vento, della tenda che volava, del gatto che graffiava la porta perché voleva entrare, dei rumori della casa, del naso che le pizzicava. Fiamma godette di un orgasmo interminabile, dove il suo corpo fu preda di una vibrazione continua. Sentiva le sue dita fradicie, e munte da una specie di morsa che aveva scoperto azionarsi in Miss Pat, e lei non poté che assecondarla respirando, e dandole ossigeno. Quel pomeriggio fece la conoscenza del Signor Gì, ed ebbe con lui, tanti e tanti altri appuntamenti.

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Qu’est-ce que tu fais?

Nudo Femminile 24, Armando Prieto Perez, La Habana, Cuba.