Do you know what I mean?

…? Credo proprio di no…

Mentre ascoltavo Karma Police, mi è venuta un’idea per combattere la mia crisi. Cammino con uno specchio in mano, gli parlo, le parole sono rovesciate, e ti specchi anche tu e vedi quelle parole al contrario. Tu vedi. E poi siamo di nuovo punto e a capo. Una telefonata e la folla si disperde. La moltitudine ci difende dalle nostre solitudini. Ma tu parli? Folla nella mia mente, calca che spinge la mia schiena, ti parlo e tu rispondi per frasi fatte, ti confondo in quella folla, perdendoti.

Mi è giunta una voce. Sento la tua voce, ma non ti vedo. Una persona a me molto vicina mi ha chiesto di scrivere un racconto. Fin qui tutto bene, la persona in questione sa benissimo che scrivo zozzerie ai limiti tra le porcate più porche e l’esistenzialismo più spicciolo, e con molto garbo mi ha suggerito una sorta di plot per la mia prossima short story. Storiella, che avrà un punto di vista maschile, dato il sesso del richiedente. Ora, sapete benissimo come la pensa Fiamma sui punti di vista maschili e sull’allestimento di questi siparietti hard, e di queste fantasie in bilico tra l’ Animal House decennale e il Rocco a Praga che non muore mai, ma non voglio commentare, mi accingerò ad esaudire questo volere. Ma declino ogni responsabilità, sono soltanto una ghost writer adesso, per cui stop con scopate da sensi di colpa, stop con orgasmi e piagnistei, stop con malinconiche ambientazioni da paesaggi silvani.

Non ho la forza di cambiare il mondo, non me ne frega un cazzo del ministro del Teheran, delle statue coperte, fin quando andremo a fare la spesa al supermercato, aggiorneremo la tessera della palestra, e ci metteremo la cremina antirughe sul collo, non succederà un bel niente e la sera proprio non ho la forza di occuparmi di politica, perché c’hanno sfinito, resi esauti, con la settimana che pesa come un macigno, per raggranellare pochi spicci, che spenderemo in tasse e per qualche divertissement il sabato sera. L’hanno studiato a tavolino, com’ era la storia? “Il massone ruba il tuo tempo per non farti pensare!” Vorrei proporre dei vestitini colorati per coprire quelle nudità. Il velluto della macchina preme sulla mia faccia, fuori è buio con la nebbia e le foglie sul parabrezza.

Che cosa sono le fantasie? Che cosa sono le fantasie sessuali? Siamo davvero disposte a seguire i nostri sensi fino alla fine? Perché la fine sapete benissimo qual è. La fine è quel tremore, la fine è quel menefreghismo caparbio che ci fa guidare l’auto in tutti i modi verso il precipizio. La fine sono quei sospiri ansimanti che invadono il buio e la luce. La fine è anche prendere uno strofinaccio e fare le pulizie, ma è anche prendere la pece più nera e sporcare tutto. La fine è l’orgasmo ed io voglio arrivarci a tutti i costi. Con un po’ di egoismo, con il mio uomo che mi aiuta, con l’immaginazione, con i siparietti hard che la mia mente crea seguendo gli stimoli del momento, prendendo la scossa dell’attimo, la febbrile voglia di esplodere.

Ogni volta uno striptease che serve al quadretto, un piccola routine indispensabile per te, ma anche per me, con i tuoi occhi che mi riscaldano la pelle, che sciolgono i ghiacciai e producono rugiada e umidità. Luca stava appoggiato alla testiera del letto, una sigaretta incollata alle labbra, mi tolsi le scarpe, i jeans, la maglietta. Rimasi solo con il reggiseno nero a balconcino, gli slip neri e le autoreggenti, sotto quella mise da liceale di quindici anni più grande, c’era una flame fatale, che si accendendeva solo con te, e tu lo sapevi bene, mi assecondavi, facevi tutto quello che ti chiedevo, mi stesi, mi piace stare comoda, lo sai?

viviennelanuit©

Please, don’t go

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